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Le inchieste scottanti di Fanpage. Articolo21 il 15 luglio premia la testata. Intervista al direttore Francesco Piccinini

 

Il 15 luglio saranno premiati a Roma da Articolo21 per aver saputo difendere la libertà di stampa di fronte a fortissimi attacchi e proposte idecenti. Ad ogni loro inchiesta si spostano voti, cadono potenti. Oltre ad essere il pifferaio magico per una vera e propria popolazione di giovani di tutto il mondo, che navigano con accanito divertimento nei format innovativi, la testata Fanpage.it è riuscita in poco tempo a rivoluzionare il modo di fare giornalismo in Italia. Lo scorso anno l’inchiesta filmata “Bloody Money” provocò un terremoto, che scosse politici e aprì dibattiti nelle redazioni; quando il coraggioso cronista Sacha Biazzo, accompagnato da Nunzio Perrella, ex boss della camorra e poi collaboratore di giustizia, riuscì con una telecamera nascosta a raccontare i legami ancora forti tra istituzioni, uomini d’affari e sistema illegale dei rifiuti, coinvolgendo tanto il Nord quanto il Sud del Paese. La narrazione da serie tv di genere, con un montaggio serrato, che creava tensione e aspettativa, cambiò del tutto la modalità di presentare un’indagine. Coinvolgendo ancora i più giovani.

Ora un altro colpo arriva dritto all’obbiettivo: dopo la pubblicazione dell’inchiesta del team Backstair di Fanpage.it, Fabrizio Ghedin ha presentato le dimissioni dall’incarico pubblico di consulente del governo. L’imprenditore aveva provato ad offrire una sponsorizzazione di trecento mila euro al giornale per cercare di controllare il reportage sul business del compost in Veneto. “Io credo che i giornalisti – spiega il direttore Francesco Piccinini – debbano tornare a mettere al centro del dibattito l’impatto sociale che hanno le loro inchieste. Bisogna creare gli anticorpi per difendere la democrazia”.

Piccinini le era mai capitato di aprire un’inchiesta, mentre ne faceva un’altra?

No, non mi era mia capitato ed è una vicenda che ci ha sorpresi tutti per come è nata.

Ci racconti la dinamica dei fatti…

Nel corso dell’inchiesta sul business del compost in Veneto il giornalista Sacha chiede un’intervista, una replica alla Sesa, la società dei rifiuti del Comune di Este. Fabrizio Ghedin, portavoce dell’azienda, contatta Giorgio Scura, il capo della cronaca di Fanpage e senza concordare un appuntamento con nessuno, si presenta improvvisamente in redazione e fa intendere tra le righe che sarebbero disposti a finanziare una campagna pubblicitaria. Con la mia squadra, alquanto stupiti, ci interroghiamo su quello che sta accadendo. Organizziamo un secondo appuntamento al quale partecipano Ghedin e Angelo Mandato. Una cosa inaspettata, perché non figurava più all’interno delle aziende e, quindi, noi ci chiediamo che cosa ci facesse lì. Durante l’incontro propongono 300 mila euro di sponsorizzazione al giornale, in cambio chiedono di controllare l’inchiesta che li vede protagonisti. Ci ha lasciato basiti la sincerità con la quale questa persona ha parlato. Quindi abbiamo deciso di pubblicare tutto quello che è accaduto in quella riunione.

Si è chiesto come mai hanno fatto proprio a voi una simile proposta, conoscendo la risolutezza della vostra testata? 

E’ una scelta che ci ha colpiti, resto convinto che ci siano delle ragioni che non abbiamo ancora scoperto.

In questo momento in Italia si è creato una sorta di clima d’odio, che sta alimentando un atteggiamento di impunità diffuso. Insomma avanzare una proposta economica, così arrogante, può essere “figlia” del momento politico?

Credo che sia un atteggiamento che esiste da sempre, a prescindere dal momento storico, una forma di gestione dell’informazione.

Che cosa è cambiato in Italia da Mani Pulite in poi?

Da allora si è evoluto il modo in cui vengono presentate le mazzette, non si consegnano più soldi in contanti, con le famose valigette, che fanno tanto effetto scenico, ma il malaffare viene mascherato attraverso delle consulenze. Ed è molto più difficile dimostrare la corruzione, per carità ci si arriva comunque.

Le vostre indagini, così “rivoluzionarie”, portano poi delle conseguenze pratiche dal punto di vista giudiziario e sociale?

Io penso di sì, quello con è successo con Bloody Money ha cambiato completamente l’andamento elettorale, sia a Napoli per le primarie, che a Ercolano, dove sono cambiate le liste elettorali. Insomma un impatto fortissimo, non tanto a livello giudiziario, che poco mi interessa, perché la magistratura deve fare il suo corso, ma dal punto di vista sociale. Per esempio quando c’è stato lo scandalo “Rimborsopoli” la questione non aveva nulla di illegale, ma era un tradimento di un patto tra il politico eletto e l’elettore, al quale aveva promesso di dare indietro parte del suo stipendio e in realtà non l’ha fatto. In questo senso è emblematico in America il caso dello scandalo Clinton-Lewinsky. Anche lì non c’era nessuna rilevanza penale, ma è stata una vicenda che ha aperto i titoli di tutti i giornali del mondo. Non è così importante se uno viene condannato o meno, perché crei il contesto culturale, il giornale aiuta la democrazia ad avere degli anticorpi.  Il politico diventa ideosincratico tra quello che dice e quello fa ed è questo quello che un giornalista dovrebbe sollevare.

Sono diversi i reportage sullo smaltimento dei rifiuti da Nord a Sud? Chi ha rovinato chi?

Soldi e interessi malavitosi si uniscono in un processo osmotico, si passa da un a parte all’altra senza soluzione di continuità

A luglio riceverà il premio “Articolo21” con la sua redazione. Un commento su questo riconoscimento.

Ne sono molto contento. Essere premiati come testata per la libertà di informazione penso che sia il riconoscimento più importante, perché vuol dire che per un minimo abbiamo contribuito a migliorare l’Italia.

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