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Turchia, Il giornalista anti Erdogan vince amministrative. Il Sultano perde anche Istanbul e Ankara ma mantiene la maggioranza

 

“È tempo di primavera, di sole a casa nostra. Di solidarietà, fratellanza, uguaglianza, giustizia, speranza, morale. Oggi vince l’amore”.
Nelle parole di Erdem Gül, da sempre voce libera del giornalismo turco e candidato del partito di opposizione Chp, nel distretto delle Isole dei Principi a Istanbul, la sintesi perfetta di quanto emerso dal voto alle amministrative in Turchia.
Gül rappresenta l’anti Erdogan per eccellenza: arrestato solo per aver fatto il suo lavoro, ha trascorso 3 mesi in carcere per l’inchiesta pubblicata sul quotidiano Cumhuriyet sul traffico di armi verso la Siria che coinvolgeva i servizi turchi.
I socialdemocratici hanno inoltre conquistato la capitale Ankara ma anche Izmir, Mersin, Antalya, Bilecik e Kirsehir. Seppure il quadro dei risultati delle elezioni non sia ancora chiaro un fatto è incontestabile. Il potere del ‘sultano’, nonostante il controllo su gran parte dei media turchi e le continue limitazioni e repressioni post sventato golpe del luglio 2016, esce ridimensionato dal test elettorale di domenica scorsa nelle 81 province del Paese.
Resta in bilico Istanbul. Entrambi i contendenti dei maggiori partiti della Turchia, l’Akp del presidente Erdogan e il Partito repubblicano del popolo, rivendicano la vittoria. Si attende il riconteggio.
La maggioranza al governo da decenni ha perso il controllo di Ankara dopo 25 anni, una sconfitta anche nella città più popolosa del Paese rappresenterebbe una vera e propria debacle.
Mansur Yavas, candidato del Chp è stato eletto nuovo sindaco della capitale turca con due punti di vantaggio rispetto al rivale (49,75%).
La prima reazione di Erdogan è stata, come nel suo stile, sprezzante rivendicando il 52% totale delle preferenze.
Con il passare delle ore, e con il numero crescente di città passate all’opposizione, ha corretto il tiro affermando che “se ci sono stati dei fallimenti è un dovere correggerli”.
“A partire da domani mattina, inizieremo il nostro lavoro per individuare le mancanze e intervenire” ha aggiunto parlando alla tv pubblica.
Se il dato di Ankara è stato da subito chiaro, a Istanbul è rimasto in bilico fino all’ultimo voto. Nella prima mattinata il candidato di Erdogan, Binali Yildirim, sembrava aver sopraffatto lo sfidante del Chp, Ekrem Imamoglu.
In realtà, gli ultimi dati diffusi dall’agenzia ufficiale Anadolu alla fine dello spoglio delle schede, che davano Yildirim al 48,70% rispetto al 48,65% di Imamoglu, erano parziali. Alla fine, con meno di 5 mila voti di scarto, nuovo sindaco di Istanbul è stato eletto il candidato dell’opposizione.
Oltre che da una grande tensione, quelle di domenica in Turchia sono state elezioni caratterizzate da numerose risse e violenze ai seggi, con un bilancio parla di 6 morti e 20 feriti, di cui alcuni ricoverati in gravi condizioni.
L’episodio più grave a Gaziantep, città al confine sud con la Siria, dove il fratello di un candidato a una circoscrizione ha aperto il fuoco con una rivoltella durante la conta dei voti uccidendo tre persone.
La rissa è riesplosa in ospedale, dove in cinque hanno riportato ferite da coltello.
Nella città di Yozgat, nel centro nord, un altro giovane ha perso la vita in una discussione conclusasi con un colpo di pistola. Stessa dinamica nella non lontana Zonguldak, dove i proiettili sono partiti da un fucile: otto feriti.
Altri due morti a Malatya, due scrutatori ai seggi uccisi sempre a colpi di arma da fuoco.
Altre violenze hanno portato a ricoveri nella capitale Ankara e nella città di Tokat.
Un caro prezzo quello pagato in queste elezioni, le ultime prima del prossimo appuntamento elettorale nel 2023.

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