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La sinistra ritrovi la forza della maggiore unità nel nome di politiche socialiste

 

Di Roberto Bernardino 

A sinistra le ultime cronache sono quel che sono. Il Pd ha tirato fuori dal cilindro il simbolo per le europee, Roberto Speranza sta organizzando un congresso che si terrà alla fine di questa settimana,  quel che resta di LeU, di Mdp, gli autoconvocati di Laforgia e Grasso (se non abbiamo capito male), Rifondazione Comunista, Possibile, stanno facendo prove di riunione o separazione, anch’essi in vista delle elezioni europee. Persino il piccolo Psi, dopo le durissime sconfitte elettorali e gli insuccessi politici, è andato a congresso e per ora ha cambiato il suo segretario. Cose importanti, ma che interessano a pochi, anzi a pochissimi. Iniziative di puro mantenimento, scomposizioni e ricomposizioni tattiche appunto, che purtroppo sembrano appassionare poco persino i protagonisti. Figuriamoci chi sta in seconda fila, o peggio ancora cittadini ed elettori.

Perché? Nessuno sembra avere il coraggio di rilanciare la propria iniziativa partendo dagli errori che sono stati commessi, insieme o separatamente. I gravi errori che la sinistra nel suo complesso ha compiuto negli ultimi anni, anzi decenni. Errori che hanno legittimato e giustificato un popolo, milioni di elettori, non solo di finire nel partito dell’astensione, ma persino di spostarsi nel campo opposto. Quando Zingaretti si domanda come mai gli italiani hanno scelto “loro”, la destra. E quando, sempre Zingaretti, afferma solennemente “noi siamo europei”, e siamo con l’Europa, e contemporaneamente analizza i dati drammatici della crisi economica e occupazionale del Paese, sembra non avere il coraggio di tratte le più naturali conseguenze. L’Europa che difende non può essere difesa e basta.

E cioè: la sinistra ha perso il proprio popolo a destra perché non ha fatto la sinistra. Anzi con  Renzi ha fatto di peggio. Con l’obiettivo, per certi versi comprensibile di superare l’ulivismo, ha spostato l’asse del cosiddetto centrosinistra a destra, facendo del Pd stesso un partito centrista.

Si è perso il valore e l’importanza dell’internazionalismo

E sul tema europeo anche lì le falle non sono poche. Dire “siamo europei” senza spiegare come mai, nonostante siamo stati sinceramente europei siamo il Paese più colpito dalla crisi economica, è poca cosa, anzi fa arrabbiare tutti. La debolezza della  sinistra, e delle sue componenti, sta tutta nell’incapacità di cogliere la gravità della posta in gioco. Cosa che invece capiscono benissimo i cittadini e gli elettori. E nell’incapacità di costruire una proposta alternativa, e radicalmente antagonista,  alle politiche che la destra, con molta abilità, sa comunque mettere sul tavolo. E attenzione, la gravità della situazione è enorme al nostro interno, come a scala internazionale. Ma pochi lo colgono. Perché si è perso il valore e l’importanza dell’internazionalismo da praticare nel concreto.

La destra sempre più “brutta” e fascistica

In una fase in cui la destra è sempre più “brutta” e fascistica, persino al di là delle sue stesse intenzioni, spetterebbe alla sinistra costruire sul piano politico, prima ancora che elettorale, la più larga unità possibile, con generosità. Perché non si fa? Una unità nel nome del socialismo (altrimenti è una unità vuota), dando risposte di tipo socialista alla grandi questioni in gioco. Si dica per esempio tre cose: cosa ci si propone di fare per difendere una democrazia ormai lacerata. Si dica cosa si vuol fare e cosa si propone per cambiare questa Europa (dire siamo europei è patetico). Si dica se crediamo in una Stato che ritorna ad intervenire nella politica economica del paese, quindi anche nella politica industriale, per dare occupazione e sviluppo oppure no.

Le politiche socialiste non nascono a tavolino ma nei conflitti e nelle piazze di popolo

Molti socialisti, più o meno apolidi, e sono tanti, sono pronti a parlare con tutti pur di costruire la più larga unità possibile nel nome, lo ripeto, di politiche socialiste concrete. Ben sapendo che le politiche socialiste non nascono a tavolino, nascono nei conflitti e oggi persino nelle piazze di popolo senza bandire di partito. Ma quelle piazze sono di per sé già socialiste. Lo scontro tra destra e sinistra si misurerà presto sulla capacità di muoversi su questo piano. O niente. Imbellettamenti di facciata, candidature accattivanti, non portano da nessuna parte. Anzi. Da qui alle europee c’è ancora molto da fare e da capire. Ma se non si parte da un progetto politico, e se non si dimostra di voler lavorare per quello, anche le europee possono essere un grande flop.

Da jobsnews

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