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Il veterano Shindler a Roma: “Sono preoccupato per quanto avviene in Italia”

 

Il 25 aprile di quest’anno deve essere una “partenza” per lavorare e far sapere che in Italia il pericolo del fascismo è reale. In sintesi è questo il senso del discorso di Herry Schindler veterano inglese, 98 anni, uomo di rara lucidità, invitato sul palco dell’Anpi a Roma in occasione della celebrazione della Liberazione. “È una bella giornata, come quando sono entrato a Roma nel ‘44” racconta ricordando lo sbarco ad Anzio e il supporto degli italiani, giovani partigiani, che con la loro attività hanno “accorciato la guerra e ridotto la distruzione”. “Noi siamo arrivati in Italia dopo gli attacchi aerei su Londra di Mussolini. Molti credono, e anche io, che avremmo comunque vinto, ma sarebbe costato una guerra più lunga, molti più morti e molta più distruzione per l’Italia. Questo hanno fatto i partigiani, hanno accorciato la guerra e ridotto la distruzione, per amore della libertà“.
Non legge il discorso scritto, che ripone in tasca, e parla a braccio in italiano per circa 15 minuti. Un italiano che definisce “casereccio” e ha un inconfondibile accento inglese, ma assolutamente chiaro e comprensibile, soprattutto quando dice e spiega di essere preoccupato e di aver paura: “Cosa dobbiamo pensare quando vediamo in televisione giovani che fanno il saluto fascista, che quei giovani partigiani sono morti per niente? Noi siamo venuti qui per eliminare quel cancro in Italia e lo abbiamo fatto, ma lo abbiamo fatto con gli italiani. L’Italia deve essere fiera di quei giovani partigiani”.
“Oggi Roma è medaglia d’oro per la Resistenza. Io ho visto la sofferenza del popolo italiano – continua il veterano inglese – e oggi io ho paura, sono preoccupato, dobbiamo diffondere il messaggio che c’è pericolo del fascismo qui. Non c’è nessun dubbio. Leggo dai giornali che dicono che non è fascismo, è un’altra cosa. Tu puoi chiamare il veleno come vuoi ma è sempre veleno. Di questo si tratta. Oggi è un giorno importante, ma deve essere il giorno della partenza”. Harry Shindler parla a Porta San Paolo su un palco che condivide non solo con i rappresentanti dell’Anpi, delle istituzioni democratiche nate grazie alla Liberazione dal ventennio fascista, ma anche con due immagini che rendono con forza il senso della manifestazione: l’articolo 3 della Costituzione della Repubblica italiana e la foto di Rita Costa con la scritta Bella ciao, staffetta partigiana scomparsa lo scorso marzo. Immagini che hanno accompagnato il corteo che ha riunito migliaia di persone di diverse fasce di età, generazioni di libertà in movimento con i partigiani ancora pronti a ricordare la storia che non è mai troppo lontana se non si coltiva la memoria. Un corteo applaudito dalle persone anziane affacciate alle finestre di Tor Marancia, della Garbatella, Ostiense, un fiume di gente accomunata da richieste semplici e chiare: il rispetto della Costituzione antifascista e di chi ha fatto la Resistenza, che significa anche lottare contro ogni bavaglio e le mafie. Tra le migliaia di cittadini, studenti, famiglie che hanno sfilato per le strade simbolo della Liberazione, in un clima di forte consapevolezza, ha partecipato anche un gruppo di giornalisti -troppo spesso minacciati e aggrediti, come ha osservato il presidente Ampi Roma, De Sanctis – con una rappresentanza della FNSI, Articolo 21, NoBavaglo, Ordine dei Giornalisti del Lazio, Sugc, ControCorrente.
Si guarda al passato e al presente, lo ricordano gli slogan e alcuni cartelli: “Ora è sempre Resistenza, siamo tutti partigiani”, “No al governo dei fascisti”. E a volte non è necessario urlare per rappresentare se stessi innescando condivisione, può bastare un cartello largo quanto un carrozzino che trasporta una bambina di circa tre anni, spinto da due giovani genitori, che dice: “DNA 100% antifascista!  -Salvini+pannolini”.
Anche Shindler si rivolge alla politica: “È l’unitá che ci vuole oggi contro i fascisti. Io ho 98 anni, vuol dire che ho fatto già un bel pezzo di strada e non voglio tornare indietro. Io ho visto i partiti progressisti che facevano la guerra l’uno contro l’altro e facendo questo i nazisti e i fascisti hanno occupato spazio. Unità è la parola …Qualcuno in piazza Venezia ha detto la parola “vittoria”, e con quella parola ha mandato i giovani italiani a morire in tutto il mondo. Dobbiamo tutti lavorare, perché quello che vogliamo è giusto e allora vedrete che vinceremo e vinceremo veramente”.

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