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Un Prisma per ricordare

 

di Luca Tarantelli

Prisma_logo_coloreCome sostiene Tony Judt ne “L’età dell’oblio” non potremo mai gettarci nel futuro se non conosciamo il nostro passato, le nostre radici. Io stesso per anni ho sperimentato questa enorme difficoltà.
L’assassinio di mio padre da parte delle Brigate Rosse aveva generato in me un processo di rimozione. Avevo appena compiuto 13 anni ed ero nell’età che gli psicologi definiscono “di formazione della personalità”. Molti anni sono trascorsi prima che trovassi il coraggio di riscoprire mio padre.
L’occasione finalmente arrivò nel 2010 nel 25° anniversario del suo assassinio. Da allora, forte della mia passione per la storia e dei miei studi in Scienze politiche, ho intrapreso il mio viaggio alla riscoperta dei cosiddetti “anni di piombo”. Mi sono reso conto che la narrazione predominante era incentrata sulla violenza, La generazione degli anni Settanta a livello collettivo è stata, non a caso, la prima a non aver messo in moto dei processi di trasmissione intergenerazionale della memoria. Ciò a differenza di quanto i nostri nonni avevano fatto nel raccontare i loro aneddoti e le loro esperienze personali sul fascismo e sulla Resistenza.
Riscoprendo l’eredità di uomo e di intellettuale di Ezio Tarantelli e rivisitando quella stagione ho constatato che il processo di rimozione rispetto, ad esempio alla questione della scala mobile, si allargava, fino a coinvolgere la memoria collettiva.
Nei libri, nei dibattiti, manifestazioni e mostre compariva solo qualche sparuta riga o citazione. Eppure quella stagione aveva segnato un enorme spartiacque nella vita sociale e nella storia dell’Italia repubblicana. Grazie a questa narrativa il terrorismo ha finito per diventare l’erede naturale e unico del 68 e dell’Autunno caldo. Fu proprio grazie a quei fermenti che fu possibile inaugurare una stagione di grandi conquiste sociali e civili che hanno cambiato profondamente in un decennio il volto del nostro Paese.
Le riforme che allora si realizzarono furono il frutto della mobilitazione collettiva. La passione e la creatività di tanti uomini e donne li spinse ad unirsi e a fondare movimenti (si pensi al femminismo, all’ambientalismo, ai cattolici del dissenso e ai sindacati) che credevano in una società più civile, inclusiva, moderna e democratica. Progetti come quello di mio padre, di Aldo Moro e di tanti altri intellettuali (tra cui Marco Biagi, Roberto Ruffilli e Massimo D’antona) erano solo la punta di diamante di questo vasto movimento che i terroristi hanno cercato di fermare con gli attentati e con decine di migliaia di azioni di microviolenza.
Oggi alcuni gruppuscoli e intellettuali continuano ostinatamente a sostenere che una “guerra civile” era in corso contro uno stato oppressivo. Come disse all’epoca il nostro Presidente della Repubblica Sandro Pertini fu proprio grazie all’azione dei magistrati, di milioni di cittadini impegnati nei movimenti e nei partiti, e alle forze dell’ordine che si pose un argine alla deriva autoritaria in cui questi criminali ci volevano trascinare. L’Associazione Prisma: Memoria, Storia e Dialogo è nata per creare uno spazio di condivisione e confronto aperto e democratico rimettendo al centro le persone e le biografie individuali e collettive andando oltre il grigio degli “anni di piombo”.
Come un prisma da cui la luce monocromatica esce per riflettere i diversi colori del reale stiamo gettando un ponte verso il futuro coinvolgendo le scuole, le università, il mondo dell’associazionismo in progetti di ricerche, raccolte di dati e testimonianze per favorire il rilancio della cultura democratica come veicolo di crescita intellettuale e di partecipazione. Avvalendoci di metodologie di ricerca innovativa, multimediale e crossmediale e collaborando con istituti e centri di ricerca, archivi, biblioteche pubbliche e private, università, operatori del settore comunicazione confidiamo di raggiungere questo ambizioso obbiettivo.

Da mafie

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