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“Nel labirinto delle paure”. Una bussola per provare a leggere la nostra società e cercare delle risposte di sinistra

 

Una lamentela ricorrente sulla politica attuale è di essere di breve periodo e di inseguire il consenso momentaneo, con una mossa ad effetto dopo l’altra, senza sviluppare un disegno complessivo. In realtà, non mancano testi di analisi politica in cui vengono sviluppati ragionamenti e idee di più ampio respiro: prezioso, tra questi, è il libro uscito da poco per la casa editrice Bollati Boringhieri Nel labirinto delle paure. Politica, precarietà e immigrazione, scritto a quattro mani dal sociologo Aldo Bonomi e dall’assessore Pierfrancesco Majorino.

Il libro unisce un’analisi sociologica stringente di quanto sta accadendo e un contributo politico portato avanti da chi di questi temi si occupa da ben prima di fare l’assessore a Milano: già nel 1998, infatti, Majorino era stato nominato consigliere del dipartimento Affari Sociali della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Nella prima parte il sociologo Bonomi ripercorre dunque con un sintetico quanto interessante excursus le dinamiche sociali che hanno portato alla situazione attuale a partire dalla crisi degli anni 2000; la seconda parte, invece, unisce una critica alla gestione del fenomeno migratorio a livello nazionale, senza risparmiare rilievi contro quelle attuate da governi di centrosinistra, al racconto ed alla narrazione di esperienze di politiche sperimentate a Milano sia a livello di amministrazione (come portare una sede dell’assessorato nel quartiere periferico del Corvetto), sia a livello di società civile (molto citato è il lavoro di Casa della Carità).

Tra i molteplici spunti sono interessanti possiamo citare lo spaesamento dei territori di fronte alla globalizzazione, visto come terreno fertile per l’affermarsi della Lega dapprima al nord, come forza che intendeva tutelarli contro il governo centrale, e poi a livello nazionale, spostando il nemico dalla burocrazia romana alla burocrazia europea; o il racconto delle divisioni portate dalla crescita dei piccoli comitati territoriali, ciascuno protagonista di battaglie solo e soltanto per i propri membri, senza una visione di bene comune collettivo, come base dell’attivismo dei Cinque stelle così ostili all’accordo, anche se questo significa fare sintesi, e pronti solo ad affermare la visione di una parte. Proprio in questi giorni, il dibattito sul no alla TAV mostra questo stretto legame fra il Movimento 5 stelle ed i comitati di cittadini.

Altrettanto interessanti sono i tentativi di fornire risposte e alternative, in primis il discorso sullo “stare in mezzo” che l’Assessore attribuisce come compito alla politica ed in primo luogo alla sinistra. Penso che questa riflessione sia fondamentale e che troppo spesso si sia dimenticato il ruolo fondamentale che i partiti di sinistra ed il sindacato avevano nella mediazione dei conflitti sociali e nel trovare una sintesi fra esigenze contrapposte. Stare in mezzo vuol dire capire le esigenze, e perché no anche le paure, di tanti e provare a trovare una risposta diversa da quella di chi vuole rendere i più poveri o gli ultimi arrivati il capro espiatorio delle sofferenze degli altri; a questo riguardo sono importanti le parole di critica dell’assessore al processo che ha portato in ritardo a stanziare fondi per i più poveri, attraverso il REI (reddito di inclusione) ed a stanziarne comunque troppo pochi.

In conclusione, penso che Nel labirinto delle paure sia un libro estremamente perché fornisce delle chiavi di lettura per comprendere al meglio i fenomeni in cui viviamo e degli spunti per provare a costruire insieme, politica, ma anche società civile e corpi intermedi, quell’intelletto collettivo sociale che è fondamentale non solo per andare avanti, ma anche per non mettere a rischio conquiste importantissime come ad esempio l’Unione Europea, sicuramente da riformare, ma senza la quale saremmo solo piccoli Paesi alla deriva nel mare della globalizzazione.

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