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Le organizzazioni criminali del Nordest. Articolo21 ne parla il 6 marzo a Padova

 

Da locomotiva economica a lavatrice’ di soldi sporchi. In silenzio e lentamente, le organizzazioni criminali si sono infiltrate anche nel Nordest.

Eppure, nel Nordest le mafie vengono percepite come fenomeno marginale. Ma se le mafie hanno radici al Sud, da anni raccolgono al Nord i frutti delle loro attività criminali. L’ultima relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia sottolinea come tutta l’area del Triveneto si caratterizza per essere divenuta terra di riciclaggio e di investimenti di capitali mafiosi, e i dati sui beni confiscati sembrano confermare questa realtà: 161 beni immobili confiscati e destinati agli enti locali e 268 ancora in gestione presso l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Nonostante ciò, da noi la lotta alle mafie non è stata per molti anni considerata una priorità.

La contaminazione mafiosa dei mercati e della politica, così come il potere invisibile della corruzione, hanno introdotto tossine che avvelenano i valori e le prassi della democrazia, e così negano diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione: diritti umani, sociali, di cittadinanza. Anche dietro un simulacro di formale “legalità degli atti” può nascondersi il saccheggio indisturbato dei beni comuni, realizzato per mezzo di processi decisionali ineccepibili formalmente, ma corrotti nella loro stessa matrice. E’ necessario porsi il problema della differenza tra legalità e legittimità, e subordinatamente tra legittimità e giustizia. La storia mostra le grandi conseguenze che la confusione tra quei concetti può provocare, che essere dalla parte della legge non automaticamente significa essere dalla parte giusta.

Conseguenze drammatiche, se consideriamo che siamo immersi in una delle più gravi crisi della storia contemporanea: si intrecciano e sommano congiunture economica, finanziaria, ecologica, alimentare, energetica e migratoria. Il liberismo si fonda su uno schema di civilizzazione che penalizza principi come la libertà e l’uguaglianza, mentre la democrazia rappresentativa appare impotente dinanzi alla più grave minaccia per l’umanità: la crisi ecologica.

Una società che vuole davvero sconfiggere le mafie e la corruzione deve preoccuparsi innanzitutto di essere inclusiva, a partire da quelle grandi periferie dell’anima che stanno diventando i nostri territori, da tutti coloro che vivono “lontani dal centro”: siano essi persone o comunità intere. Occorre incontrare ed esplorare quei territori dove oggi maturano le più intense crisi di identità: quelle che coinvolgono le nuove generazioni, che vivono nel vuoto dei riferimenti, in balia della sfiducia, della disoccupazione, dell’incertezza. Queste grandi periferie sono il tessuto più vulnerabile all’infiltrazione mafiosa. Mafia e corruzione sono agenti di marginalità.

Il contesto di urbanizzazione diffusa, di consumo, sfruttamento e inquinamento di suolo, di aumento delle povertà, della riduzione delle garanzie e dei diritti, di indebolimento delle garanzie sociali, aumenta l’invisibilità delle persone e aumenta la pressione dell’illegalità e l’arretramento delle pratiche democratiche di comunità.

E’ necessario parlare quindi di giustizia sociale, ambientale ed ecologica, porre la domanda su che cosa e come produrre, introdurre l’elemento della sostenibilità ecologica come questione di giustizia e di democrazia dello sviluppo.

In questo contesto Libera ha scelto di celebrare a Padova la ventiquattresima Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti di mafia, il prossimo 21 marzo. Una memoria viva che si traduca in impegno.

Perché le vittime sono sì quelle uccise direttamente, ma lo diventiamo noi stessi, persone e interi luoghi distrutti e calpestati, esseri viventi e territori, come dimostrato anche dalle recenti operazioni anti-n’drangheta e anti-camorra. E’ necessario non fermarsi allo sconcerto, alla frustrazione. E’ necessaria una reazione di responsabilità e di impegno per tutti coloro, cittadini, istituzioni e associazioni, che non si rassegnano allo strapotere della criminalità mafiosa e della corruzione, ma cercano ogni giorno, spesso lontano dalla ribalta, di porre un argine civile e democratico alla barbarie e alla violenza, di riconoscersi e costruirsi come comunità aperta, includente, capace di realizzare forme sempre più incisive di monitoraggio civico. E’ necessario creare uno spazio dedicato di pensiero, approfondire la situazione attuale del territorio e avere maggiori strumenti di azione. Una nuova forza propulsiva per lo sviluppo di una adeguata coscienza civile: la forza propulsiva della conoscenza, l’immissione di saperi e di buona informazione.

Per aprire una grande riflessione sul mondo in cui viviamo e sul potere che abbiamo di trasformarlo, in nome dell’amore verso la casa comune che abitiamo. Per questi motivi mercoledì 6 marzo alle 11 Libera sarà a Padova con Articolo 21 insieme alla Fnsi e al Sindacato giornalisti del Veneto (Sgv) per l’incontro organizzato nella sala Impastato di Banca Etica, al civico 77 di corso del Popolo. L’appuntamento, al quale parteciperanno anche don Luigi Ciotti e Beppe Giulietti, sarà occasione per ribadire la vicinanza di tutte le persone perbene ad Andolfatto, cronista di nera del Gazzettino e segretaria Sgv, minacciata dalla criminalità organizzata per il proprio lavoro di cronaca, come emerso dalle carte dell’inchiesta che, nel Veneto Orientale, ha portato a decine di arresti per infiltrazioni camorristiche.

*Roberto Tommasi. Referente regionale Libera – Veneto

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