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Auto-annichilimento e disillusione ne ‘I fratelli Karamazov’, alla Pergola di Firenze

 

Nessun romanzo incarna lo scontro epico fra colonne portanti del pensiero umano come la Fede, la Ragione, la Passione e l’auto-annichilimento meglio dei Fratelli Karamazov, in cui ogni personaggio incarna titanicamente il ruolo di distruttore di se stesso, un cupio dissolvi che accomuna i personaggi a Dostoevskij stesso, indicato da Freud come un nevrotico.

Nel monastero dello starec Zosima (Paolo Lorimer) si tiene l’incontro fra Fëdor Pavlovič (Glauco Mauri), dissoluto uomo d’affari, e il figlio primogenito Dmitrij (Laurence Mazzoni) per una questione pecuniaria. All’incontro assistono anche i due fratelli minori, nati da un secondo matrimonio di Fëdor Pavlovič: Ivan (Roberto Sturno), un intellettuale molto arguto che non esita a muovere accuse alla fede dello starec e Aleksej (Pavel Zelinskij) invece molto devoto e votato alla chiesa ortodossa. All’incontro assiste anche il servitore di Fëdor Smerdjakov (Luca Terracciano), che nutre una grande stima per Ivan.

 Dmitrij non riesce a trovare un accordo col padre, che ritiene un buffone egoista e maligno, e si lascia trascinare in un violento alterco causato, oltre che dal denaro conteso, anche dalla passione di entrambi per la stessa donna, Grušenka (Alice Giroldini). In realtà Dmitrij è già fidanzato con Katerina Ivanovna (Giulia Galiani), una donna dal forte orgoglio votatasi a lui per riconoscenza in seguito a una donazione che Dmitrij le aveva fatto per salvare il padre di lei, nonostante le intenzioni iniziali di Dmitrij fossero assai meno nobili.

Alla fine dell’incontro lo starec bacia la terra di fronte a Dmitrij e se ne va, presagendo il fato del giovane. Dmitrij chiede a Aleksej di rompere al posto suo con Katerina, che però si mostra irremovibile nel suo spirito di sacrificio e devozione a Dmitrij, nonostante sia chiaro che lei è attratta da Ivan che ricambia il sentimento. Katerina proverà a convincere Grusenka a lasciar perdere Dmitrij ma quest’ultima si mostrerà volubile. Dmitrij promette di uccidere il genitore se Grusenka andrà da lui, intanto Ivan discute col padre e scopre che Smerdjakov è suo fratellastro, disgustato dal genitore e convinto che non meriti di vivere parla con il servitore che gli rivela che qualcosa di brutto sta per accadere, dunque Smerdjakov gli consiglia di lasciare la casa e recarsi lontano. Ivan incontra Aleksej e si confronta con lui sulla fede, narrandogli un suo componimento mentale, il “Grande inquisitore” in cui esprime il suo astio verso la chiesa e la sua volontà di credere nonostante la forte disillusione che lo pervade.

Intanto Fëdor Pavlovič viene ucciso e del crimine viene accusato Dmitrij, anche grazie alla testimonianza di Katerina; quest’ultima assieme a una Grusenka redenta e innamorata di Dmitrij e a un Ivan malato e vittima di schizofrenia preparano un piano per far fuggire Dmitrij, tuttavia rifiuta perchè finalmente convinto di aver trovato un modo per espiare le proprie colpe. Ivan da una conversazione con Smerdjakov scopre che è questi il responsabile dell’omicidio. Smerdjakov ha sempre ammirato Ivan e ha concepito il delitto in linea con la teoria che in un mondo senza dio tutto è lecito. Smerdjakov si toglie la vita e Ivan cade preda del senso di colpa e del rimorso.

Glauco Mauri e Matteo Tarasco curano la versione teatrale dei Fratelli Karamazov, alleggerendo la trama senza però snaturare i personaggi e le situazioni fulcro della vicenda, donando una certa definitezza a un’opera altrimenti magmatica. Matteo Tarasco dirige un cast di attori ispirati e tecnicamente impeccabili, che riescono a trasmettere le angosce interiori dei personaggi in tutta la loro epica drammaticità: la ragione fredda e spietata di Ivan che nasconde una segreta voglia di abbandonarsi al mistico e di voler credere al dio tanto amato dal benevolo fratello Alëša, la ciclica passione e contrizione di Dmitrij, la voglia di emulare il proprio idolo dimostrando la correttezza delle sue idee di Smerdjakov, il fiero supplizio autoimposto di Katerina, la beffarda sfacciataggine di Grusenka per concludere con lo svilimento di se stesso perpetrato con ferocia da Fëdor.

Uno spettacolo ottimamente orchestrato ma che a tratti risulta statico, soprattutto in alcuni dialoghi in cui l’attenzione dello spettatore rischia di calare ma con il grande merito di aver portato il capolavoro di Dostoevskij alle luci della ribalta.

I FRATELLI KARAMAZOV

Glauco Mauri
Roberto Sturno

di Fëdor Dostoevskij

versione teatrale Glauco Mauri e Matteo Tarasco

con (in ordine di entrata) Paolo Lorimer, Pavel Zelinskij, Glauco Mauri, Roberto Sturno, Laurence Mazzoni, Luca Terracciano, Giulia Galiani, Alice Giroldini

scene Francesco Ghisu

costumi Chiara Aversano

musiche Giovanni Zappalorto

luci Alberto Biondi

regia Matteo Tarasco

produzione Compagnia Mauri Sturno

in collaborazione con Fondazione Teatro della Toscana

foto di scena Filippo Manzini

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