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Su Sea Watch e Sea Eye ci sono 49 naufraghi, nessun clandestino. Appello contro hate speech di Odg, Fnsi e Carta di Roma

 
L’ultimo rapporto di Carta di Roma, “Notizie di chiusura”, ha evidenziato quanto nel corso del 2018 l’informazione sulle migrazioni si sia concentrata sul dibattito politico piuttosto che sul fenomeno reale. Sono state riportate le parole e gli slogan della propaganda politica piuttosto che i dati reali, mentre le storie dei migranti sono state riportate soprattutto in funzione delle aggressioni a sfondo razziale che hanno subito.

Il 2019 si è aperto con uno schema analogo sulla drammatica vicenda delle navi di  Sea Watch e Sea Eye che diventano notizia solo se ne parla la politica.
Carta Di Roma con il Consiglio Nazionale dell’ordine dei Giornalisti e la Federazione Nazionale della Stampa, lanciano un appello affinché nel racconto di questa ennesima crisi umanitaria che vede in ballo la vita di 49 persone, si distinguano i fatti dalla propaganda.

Questo l’appello:

L’Associazione Carta di Roma, il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e la Federazione Nazionale della Stampa Italiana rivolgono un appello ai direttori di testata ai giornalisti, ai redattori e a tutti i professionisti della comunicazione, a dare voce a quanto accade alle 49 persone a bordo della Sea Watch.
Come ha affermato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel discorso di fine anno “Sentirsi comunità significa condividere valori, prospettive, diritti e doveri”. Approdare in un porto sicuro è un diritto, raccontarlo è un dovere dell’informazione.
Raccontarlo con i termini giuridicamente appropriati è una necessità inderogabile per rispetto della verità sostanziale dei fatti: quelle 49 donne, uomini e bambini sono innanzitutto persone, giuridicamente sono naufraghi, nessuno di loro è clandestino.

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