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Un appello perché “Radio Radicale” viva e il Partito Radicale non si sciolga

 

Carissimi amici di “Jobs news” è un radicale di quelli s’usa dire “storico”, con più di quaranta “bollini” alle spalle, che vi scrive; e lancia un messaggio in bottiglia sperando che qualcuno lo raccolga. Ci sono molti modi per minacciare e uccidere una democrazia; non necessariamente si deve far ricorso alla violenza, ai carri armati, riempire gli stadi come nel Cile di Augusto Pinochet, o i gulag di staliniana memoria, i campi di lavoro e “rieducazione” in Cina. È sufficiente negare la fondamentale, “rivoluzionaria” regola enunciata da un pur moderato e liberale Luigi Einaudi nelle sue “Prediche inutili”: quella del “conoscere per deliberare”. È semplice, facile perfino. Lo enuncia nel 1600 William Shakespeare nel suo “Misura per misura”, una frase terribile, inquietante: “Dì quel che vorrai: la mia menzogna soffocherà la tua verità”. Ora non la si chiama più come faceva il Bardo; ora si parla di “fake news”; ed è, comunque quello che accade. Quello che prefigura, in tempi a noi più vicini, George Orwell: “Un mondo da incubo, in cui il Capo o la cricca al potere controllano non solo il futuro, ma il passato. Se il Capo dice di questo o quest’altro fatto: non è mai accaduto, bene: non è mai accaduto…”.      Conoscere, assicurare conoscenza, esigere che sia garantito il diritto di essere conosciuti è il “reato” che con cura cercano di perseguire (molto spesso riuscendoci) i dittatori, non importa di quale colore e tempo. Ai loro occhi è colpa grave quella di raccontare la storia, tenere viva la memoria, difenderla dall’usura del tempo, dalle manipolazioni del potere.

Il lettore scuserà il non breve preambolo, ma serve per introdurre una questione che urge, grave per i risvolti e le conseguenze che potrà avere in tempi ravvicinati. Accade che il Governo giallo-verde, questo connubio tra Lega di Matteo Salvini e Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo-Davide Casaleggio-Luigi Di Maio (connubio a ben vedere neppure troppo sorprendente: sono due facce di una identica medaglia), tra le varie scempiaggini e corbellerie di cui si rende responsabili, ha pensato bene di tagliare i fondi a un’editoria preziosa, necessaria, e che da sola comunque non ha i mezzi per proseguire. Non sono stati colpiti, infatti, i grandi poli informativi; piuttosto sono state prese di mira quelle testate giornalistiche che devono contare il centesimo di euro: “Radio Radicale”, “Il Manifesto”, “Avvenire”, moltissime pubblicazioni di area cattolica di destra. Sono espressione di diverse, spesso opposte correnti di pensiero; esprimono sensibilità differenti, e certamente discutibili e contestabili. Hanno però una caratteristica: sono indipendenti da quelli che s’usano definire “poteri forti” (più propriamente poteri “reali”, non essendoci in natura, poteri “deboli”); e forniscono puntualmente informazione “altra”, spesso e volentieri ignorata e negata dagli altri mezzi di comunicazione… Continua su jobsnews

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