Sei qui:  / Articoli / Migrazioni / Nave Diciotti. “Perché non possiamo scendere? Perché non possiamo ricominciare la nostra vita?”

Nave Diciotti. “Perché non possiamo scendere? Perché non possiamo ricominciare la nostra vita?”

 

Vivono da giorni sul ponte di una nave, un ponte di volo per l’atterraggio degli elicotteri. Tutti insieme uno vicino all’altro con i loro letti di cartone e coperte militari e termiche: lo spazio dove dormono, mangiano, parlano, pregano, vengono medicati, ma soprattutto aspettano. «Perché non possiamo scendere? Perché non possiamo ricominciare la nostra vita?». È quello che chiedono mentre guardano le transenne sulla banchina del porto ai piedi della scaletta della nave e gli uomini della Polizia che stazionano lì accanto.
Bloccati sulla nave, privati della libertà senza un mandato dell’Autorità giudiziaria, una situazione vietata dall’articolo 13 della Costituzione e dall’articolo 5 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Per questo il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà è salito sulla Diciotti: per esercitare il proprio mandato e visitare la nave della Guardia costiera, divenuta un luogo di trattenimento, per verificare direttamente le condizioni di vita delle persone salvate in mare.
Le nostre preoccupazioni che le informazioni raccolte durante la visita, durata quattro ore, hanno confermato sono state inviate alle Procure di Agrigento e Catania che hanno aperto un fascicolo sulla vicenda.
In primo luogo, la perdurante privazione della libertà fuori dallo schema di legalità che il nostro ordinamento prevede.
Poi, le condizioni materiali degli ambienti che ospitano i migranti a bordo della nave, assolutamente inidonee a permanenze prolungate, con due bagni per 150 persone, nessuna possibilità di lavarsi se non con una pompa fatta arrivare sul ponte, l’esposizione al sole e alla pioggia che il telone tirato con delle funi non riesce a risolvere, la promiscuità assoluta: uomini, donne, minori per i primi sette giorni, malati, persone con ferite che vengono medicate sul loro letto di cartone. Condizioni che – come il Garante ha scritto alle Procure – «indipendentemente dagli sforzi compiuti dal Comandante e dall’equipaggio che questo Garante ha potuto apprezzare anche nel corso della visita, rientrano in un quadro complessivo che potrebbe essere giudicato come configurante quella situazione di trattamento inumano e degradante inderogabilmente vietato dall’articolo 3 della CEDU, uno dei soli quattro articoli della Convenzione che non ammette alcuna deroga».
Infine, le condizioni sanitarie con numerosi casi di scabbia secondo quanto emerge dal Medical Report, le condizioni igienico sanitarie complessive, lo stato di debilitazione generale delle persone.

Oggi, dopo la visita degli ispettori medici, il quadro appare ancora più con grave con due casi di sospetta tubercolosi e due di polmonite, uno di infezione urinaria e poi le donne con gravi problemi ginecologici. Tutti a terra, per ordine medico, per evitare il diffondersi di infezioni o per curarsi.
Ora a bordo della nave della Guardia costiera Umberto Diciotti sono rimasti in 138. Da dieci giorni in Italia senza poter toccare terra, per loro l’attesa continua.

TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE