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Se l’Iran impone la censura anche in Italia

 

In Iran non esiste la libertá di stampa ma volerla vietare anche a chi scrive dall’Italia e si occupa di Iran é qualcosa che non possiamo permettere.
Con la sua cultura millenaria e le molteplici contraddizioni, l’Iran ancora oggi é spesso uno dei paesi ai quali la stampa internazionale volge lo sguardo. Troppo spesso le cronache ci hanno raccontato di un paese da evitare, mettendo in risalto solo le restrizioni, le esecuzioni e i divieti posti dalle autoritá. Ma l’Iran é molto altro; per anni mi sono occupata di raccontare l’ingiusta propaganda negativa dilagante verso quel paese. Per anni sono stata offesa, insultata e accusata di stare al soldo dei Pasdaran, i guardiani della rivoluzione islamica komeinista, proprio per aver difeso la veritá di una parte di quella popolazione che ancora oggi é vicina alle ideologie della Repubblica Islamica.
Ora invece, mi ritrovo a dover difendere me stessa proprio dagli attacchi ricevuti dalla Radio TV di Stato Iraniana Irib (Pars Today), che piú volte in passato mi aveva intervistata in qualitá di ‘esperta’ sull’Iran.
Le cronache Italiane nelle ultime settimane assorbite dal problema immigrazione e dagli sviluppi del nuovo governo, hanno dato forse poca attenzione a quello che stava (sta) avvenendo in Iran.
Giá lo scorso dicembre 2017 vi erano state delle proteste, in particolare nella cittá santa di Mashad dove la gente era scesa per le strade contestando un regime dal quale non si sente pú rappresentata; anche se una parte della popolazione, in quel regime non vi si é mai riconosciuta sin dalla sua nascita nel 1979.

Le proteste di dicembre vennero represse con i soliti metodi iraniani, arresti, sparizioni e intimidazioni. Alla fine di giugno nella capitale Tehran ci sono state nuovamente proteste. Questa volta legate alla moneta iraniana il Rial che ha perso il 40% del suo valore dallo scorso mese. Il crollo della moneta é dovuto in parte alla decisione del Presidente americano Donald Trump di ritirarsi dall’accordo nucleare iraniano del 2015 e all’annuncio di nuove sanzioni che includono il blocco della vendita internazionale del petrolio iraniano, la principale fonte di reddito di Tehran.
In un mio articolo uscito sul Il Fatto Quotidiano del 26 giugno (https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/06/26/iran-far-entrare-le-donne-allo-stadio-e-solo-uno-specchietto-per-le-allodole/4452193/) ho raccontato di queste rimostranze con argomentazioni basate su fatti reali.

Nell’articolo si faceva riferimento a come il Governo Iraniano avesse volutamente dato risalto alla notizia del permesso dato alle donne di poter entrare allo stadio per vedere le partite sui maxischermi dei Mondiali Fifa 2018, oscurando invece ció che stava avvenendo in cittá. Evidentemente queste contestazioni devono non poco aver preoccupato le autoritá che hanno visto scioperare e scendere in strada per la prima volta dal 1979 anche i ‘Bazari’ ovvero i commercianti del Grand Bazaar di Teheran. I bazari come spiegato nell’articolo della sottoscritta, hanno sempre avuto un peso determinante nella storia del paese. Hanno partecipato attivamente alla Rivoluzione Isalmica contribuendo con le loro proteste alla caduta dello Shah di Persia. Come tutte le manifestazioni in Iran anche questi scontri sono stati ‘sedati’ con lacrimogeni, arresti arbitrari e cariche della polizia.
Circolano video realizzati da chi in questi scioperi era presente, che mostrano le forze dell’ordine aprire il fuoco sulla folla dei manifestanti. Tali contestazioni non devono esser state proprio ‘pacifiche’ tanto da far dichiarare, in un video alla popolazione, dal Capo della magistratura iraniana Sadeq Amoli Larijani, che chi avrebbe proseguito nel ‘disturbo delle attivitá economiche’ sarebbe stato condannato a una pena compresa dai 20 anni alla esecuzione capitale. Un chiaro monito intimidatorio a cessare immediatamente gli scioperi. E cosí é stato e per ora la situazione é tornata ad una apparente normalitá, ma se la situazione non verrá risolta in breve tempo la popolazione sará di nuovo per le strade.
Evidentemente nel mio articolo qualche scomoda veritá deve essere stata scritta fino al punto che la Radio Tv Iraniana di Stato Irib (Pars Today) ha pubblicato un articolo accusando me e il giornale con cui collaboro di aver raccontato delle falsitá.
(http://parstoday.com/it/news/iran-i161918-risposta_all%E2%80%99articolo_de_il_fatto_quotidiano_sull%E2%80%99iran)
Le ripetute manifestazioni in Iran testimoniano che una parte della popolazione vive nel malcontento e non possiamo far finta di non saperlo tantomeno evitare di raccontarlo.
Che l’Iran sia un paese senza libertá di espressione lo sappiamo. Da anni conosciamo il controllo vigile che le autorità iraniane esercitano costantemente su giornalisti, reporters, blogger, colpendo con la massima crudeltà ogni comportamento considerato ‘propaganda contro la sicurezza dello stato’. Nelle carceri iraniane ci sono operatori dell’informazione detenuti solo per aver espresso critiche e opinioni diverse da quelle del regime. Su quello che accade in quel paese purtroppo, noi non possiamo fare molto, ma quando la Radio Tv di Stato cerca di confutare veritá oggettive, e di screditare il giornalista di turno accusandolo di millantare fatti inesistenti, forse dovremmo fortemente indignarci. Non dobbiamo permettere a nessuno, tantomeno all’Iran di imporre la propra censura anche in Italia.

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