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La mafia raccontata ai bambini

 

di Fabio Truzzolillo

Come si fa a parlare di mafia ai bambini? La risposta non si trova nella semplificazione. Ai più piccoli non servono riduzioni per comprendere. I bambini sono immediati, non hanno cioè bisogno di mediazioni. Con loro si può essere radicali, andare al centro delle questioni, alla radice dei problemi, senza il timore di toccare argomenti che sembrano così distanti dalla loro innocenza. Lo dimostrano le loro stesse riflessioni sull’argomento:
“Vivere così è una stupidaggine”, ha esclamato un’alunna di quinta elementare commentando la vita di certi ‘ndranghetisti nei bunker. Parole chiarissime, che racchiudono tutto: la riflessione sul potere a scapito della libertà; un giudizio senza appello sullo stile di vita dei mafiosi; il prezzo della violenza e della paura, che li rende vittime dell’unico linguaggio che sanno utilizzare, e per mano, spesso, dei loro stessi compagni; e soprattutto la decostruzione del mito su cui la mafia ha fondato la narrazione di sé: quello dell’onore, del rispetto, della fratellanza e della forza.
Molti sono gli episodi come questo che potrebbero raccontare il progetto Trame di memoria e il laboratorio “La mafia raccontata dai bambini” che dal 2016 Trame conduce nelle scuole elementari di Lamezia Terme, coinvolgendo sei istituti, decine di classi e centinaia di bambine e bambini.
Per esempio, un alunno, già certo della risposta, ha domandato: “Che cos’è la ricchezza senza la libertà, la felicità e il benessere?”, cogliendo perfettamente la corsa al profitto e all’accumulazione che conduce i criminali fino al paradosso di stravolgere le loro stesse vite. “Così ignoranti da non sapere che si fanno male soli o così stupidi da farlo in ogni caso”, ha chiarito una sua compagna, pensando al prezzo che la comunità paga – e i mafiosi non ne sono esenti – per la gestione affaristica e criminale dei rifiuti, a scapito della salute e dell’ambiente, per la distruzione del mare con le navi dei veleni e per l’infiltrazione nel settore alimentare. “Loro cosa mangiano? Dove fanno il bagno?”, hanno chiesto in molti, dimostrando di comprendere, con la semplicità radicale di certe domande che inchiodano ai fatti, il valore per tutti e per ognuno dei beni comuni.
Proprio il riconoscimento di questa capacità dei più piccoli di svelare con immediatezza le cose per ciò che sono ha condotto Trame su una strada nuova, che dalla riflessione sulla mafia con gli studenti delle scuole primarie ha fatto scaturire un libro, dal titolo “L’altra metà di Yusuf”, pubblicato da CoccoleBooks, risultato naturale per un progetto costruito, oltre che sulla forte identità di Trame, su due pilastri: la trasmissione della memoria e il potere collettivo della narrazione.
Le trame sono gli intrighi del potere, ma sono anche gli intrecci di una storia. Ai più piccoli allora si è scelto di parlare di mafia attraverso il fascino e la potenza comunicativa dei racconti, capaci di creare l’immedesimazione, la partecipazione emotiva e, dunque, l’incontro del sé e dell’altro. Gli argomenti trattati sono stati episodi di ‘ndrangheta poco noti al grande pubblico e in parte rimossi, che hanno riguardato prevalentemente Lamezia Terme (tre volte sciolta per mafia) e più in generale la Calabria, ma anche temi più ampi che investono da vicino la vita di tutti. Così le bambine e i bambini hanno conosciuto i due netturbini innocenti uccisi nel 1991 nella frazione di Sambiase per la volontà delle ‘ndrine locali di controllare l’affare della spazzatura, o la storia di Salvatore Aversa, fatto fuori per una volontà di vendetta contro il primo scioglimento del comune lametino, e quella di Natale de Grazia, capitano di corvetta di Reggio, attento conoscitore del Mediterraneo, incaricato di indagare sul mistero delle navi a perdere. Ma hanno anche riflettuto sulla “mafia nel piatto”, sulla vita sottoterra dei mafiosi, simile a quella dei topi, e sulle sorti di chi nasce in una famiglia ‘ndranghetista.
Ma la trasmissione della memoria non basta se non è la comunità a prendere parola e a parlare di mafia. Le storie narrate, perciò, sono diventate le storie create. Attraverso il laboratorio di narrazione creativa e collettiva, gli alunni si sono lanciati, con entusiasmo, nella loro personale e condivisa lettura e rilettura delle mafie, rafforzando la loro stessa immedesimazione, decostruendo il discorso mafioso attraverso il loro sguardo semplice e immediato e cogliendo con chiarezza i malfunzionamenti degli anticorpi sociali e collettivi necessari per arginare le mafie. I singoli episodi affrontati sono stati portati fuori dal contesto specifico di riferimento, per dare alle storie un respiro più ampio e universale che andasse a pescare tra i topoi classici della letteratura per l’infanzia e che al tema della criminalità sapesse accostare e contrapporre la necessità della bellezza, dell’impegno, della comunità e dell’immaginazione, già di per sé elementi dirompenti rispetto all’aridità rappresentata dalla mafia.  Così è nato “L’altra metà di Yusuf”, che raccoglie tre delle sei storie create nell’anno accademico 2016-2017. Uno slogan su tutti basta per descrivere tutto il lavoro condiviso: “La memoria per comprendere la mafia, la fantasia per sconfiggerla”.

Il libro: “L’altra metà di Yusuf”, Coccole Books

da mafie

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