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I “Loro” di Sorrentino. Sguardo intimo sulla nostra storia

 

Alla conferenza stampa di “Loro”, la schiera di personaggi memorabili incarnati da più umani attori (partendo da Toni Servillo ed Elena Sofia Ricci, per poi allargare a Riccardo Scamarcio, Kasia Smutniak, Fabrizio Bentivoglio, Roberto De Francesco, Anna Bonaiuto e tutti gli altri, altrettanto egregi) sembrano stregati da un incanto pirandelliano. Maschere perfette, costrette a vagare nel mondo a scena ormai chiusa. Burattinaio spettinato, Paolo Sorrentino: serio, attento, permaloso, con un tocco da “divo” che ha sempre avuto, sin da giovanissimo. Nessun grande autore si esime dal raccontare (anche) sé stesso. E lui, modestamente, autore lo è.

Arriverà in sala la prossima settimana , la seconda parte di “Loro”, affresco in due atti di un pezzo d’Italia che si guarda allo specchio.

La storia di Berlusconi? Ancora una volta? Sì e no. Sì, ma non proprio. Sì, si parla di Berlusconi, ma in un modo assolutamente inedito. Si parla di Berlusconi fuori dalla politica, dentro i suoi sentimenti, le sue paure, l’angoscia di invecchiare, la certezza di essere nel giusto, il bisogno di essere amato. Sempre, da tutti. Comunque, ovunque. Essere un buon venditore, forse il migliore d’Italia e avere un grande, immenso sogno. Diventare immortale per eccesso d’amore altrui.

Un ritratto unico, strabiliante, di un uomo che, per alcuni anni, si fece paese. Il suo corpo, la sua massa, il suo sorriso, si elessero Italia. Pro o contro, non importa. Lui era loro. E loro eravamo anche noi.

<I fatti sono noti e raccontati molte volte. Non erano quello il mio interesse, ma i sentimenti dietro questi personaggi>. Paolo Sorrentino puntualizza alle domande, spesso improprie, dei giornalisti. <Non ha capito perché c’è una pecora? Mi dispiace, ma questo è un problema suo>. La pecora, magnifica prima sequenza con carrello indietro di “Loro 1”. <La pecora per me rappresenta un tremore, una paura. Nel suo caso, dell’aria condizionata>, spiegherà più in là Sorrentino. <Come la prenderà Berlusconi? Non ho la minima idea, non posso essere nella sua testa>. <Certo, descrivere un personaggio reale come lui è più complesso che lavorare su un Papa inventato. La cornice creativa va forzatamente contenuta>.

<Mi sembrava di parlare non solo per me, ma per tutte le donne – interviene Elena Sofia Ricci, parlando della sua Veronica Lario -. E non è stato facile indossare gli abiti di una persona reale>. A lei, Veronica, il compito sulla scena di dire a Silvio le cose più scomode e crudeli, di strappare i veli dai sollazzi posticci e ricordargli che in fondo è solo un bravo immobiliarista megalomane. <Sì, ma il migliore di tutti>, si incaponisce lui/Servillo. Un’interpretazione, questa dell’attore feticcio di Sorrentino, che resterà davvero negli annali. Un poco di accento, molta dentiera e inarrivabile presenza corporale, Servillo è Berlusconi più di Berlusconi stesso. E’ un Berlusconi consapevole di sé, che sa parlare con tutta la fisicità di un grandissimo attore. <Al contrario che nel “Divo”, qui il personaggio è estroverso, ha necessità di mettersi costantemente nel mezzo della scena – interviene Servillo -. Con il corpo occupa costantemente tutto lo spazio che lo circonda>.

Impregnato di energia centripeta, questo uomo-totem attira attorno a sé tutti coloro – tanti, tantissimi – che sperano di brillare di luce riflessa anche solo toccandolo. Anche loro sono tutti protagonisti, sono appunto i “Loro” del titolo. Mezza Italia, o forse tutta, che per odio o amore prese su di “Lui” le misure della propria esistenza.

Mentre la storia va, a tratti attraversata da rinoceronti al galoppo, Sorrentino guarda, osserva, senza mai giudicare. <Quando si parla di sentimenti, di paura e anche di dolore non si fanno classifiche tra le persone>. <Racconto, attraverso una storia d’amore, di un universo in difficoltà>, aggiunge, specificando che si tratta di quegli strani anni  tra il 2006 e il 2009 (fino al terremoto dell’Aquila) in cui Berlusconi esce ed entra da palazzo Chigi e in cui la sua figura si fa leggermente più appannata rispetto al decennio precedente, permettendo evidentemente all’autore di coglierne alcuni momenti di crisi, prima tra tutte quella matrimoniale. E’ nel confronto tra i due, in camera da letto, che le tessere formano il mosaico. Il potente ritorna uomo, la donna si perde nei rimpianti. Sorrentino, non distante, li guarda con comprensione e tenerezza.

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