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Spesso il male di “scrivere” ho incontrato

 

Scrivere è libertà. Appartiene a chi delle lettere sa farne un disegno per dare le ali alla verità. Che a far volare poi le parole sulle pagine di un libro o di un giornale, sui siti on line o nei tg delle tv, o tra una canzone e un bollettino meteo o traffico per radio, ci pensi un giornalista, un cronista, un blogger , una persona che scrive, scrittore di fama o di ” fame”, poco importa. Perché il vento della verità spinge più forte . Va oltre le botte che prende un inviato di Striscia, supera il dolore del ricordo di Ilaria Alpi e Milan Hrovatin ,rincorre la voce di Peppino Impastato, parlando di Giancarlo Siani, per guardare i microfoni sulla faccia, ascoltare gli insulti, assistere alla regolare e sistematica censura da parte di chiunque decida che certe verità non si sappiano.
La libertà di scrivere è un valore che oggi più di ieri va protetta, sostenuta, perché il pericolo dell’omertà ha mille seguaci. Scrivere è un modus vivendi che non coincide con l’iscrizione ad un albo. Scrivere è quel male che spesso si incontra, che brucia dentro e ti porta a raccontare di storie di inquinamenti, corruzioni, ingiustizie ed abusi. Quel male che non ti passa. E quando nuove censure nascono e nuovi bavagli sono in arrivo leggi di mille coraggi rinnovati e nuove spinte a non star zitti.
La libertà di scrivere è la forza che muove la consapevole presa di coscienza che il tentativo di ridurre al silenzio cammina,  con minacce poco velate, e  prende piede li dove si annidano le collusione tra poteri forti e criminalità.
E il denaro paga per tappare le bocche e spezzare le mani.
Una pomeriggio a Caivano ricordo di aver provato un attimo di paura per me e per chi fotografava la realtà del quartiere in cui eravamo e si parlava con Don Patriciello.
Dovevamo andar via. Andammo via.
Quell’ attimo era solo un attimo.
Ma Paolo Borrometi o chi come lui vive sotto scorta, come Nello Trocchia, come vivono la vita? Come ritornano a scrivere. Da dove proviene la forza di continuare a scrivere denunciando la mala- vita, la vita che non va?
Da qui. Dalla pancia della voglia di libertà. Che vola più in alto della montagna di merda immensa  che è la mafia, oggi vestita anche in giacca e cravatta che non immagini mai possa annidarsi dietro facce rassicuranti.
Il silenzio non scenda mai su tutto questo.
La forza della libertà  vive.  La ritrovi  nelle pagine scritte e raccontate, nelle foto  scattate,  nel coraggio  di dire  la verità. Che libera.

Foto Vincenzo Aiello

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