Neve ed anziani pesano sul voto

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Neve e anziani piombano sulle elezioni politiche del 4 marzo. Sono due incognite diverse. All’alba di lunedì 26 febbraio la neve è caduta copiosa su tutta Italia. È arrivato il gelo portato dal Burian, il vento polare siberiano e le temperature sono scese improvvisamente fino ai meno 35 gradi sul Monte Bianco e meno 7  nelle città del Nord.

È stata imbiancata perfino Roma ieri, nella capitale la neve non si vedeva da molti anni. La temperatura minima ieri è stata di meno 7 gradi, mentre oggi è scesa ancora a meno 9. Le conseguenze negative sono state immediate: scuole chiuse, sprangati moltissimi negozi, autobus decimati per la mancanza di gomme termiche, treni nel caos, disagi per i voli. Sono dovuti intervenire i mezzi spazza neve dell’Esercito e dell’Aeronautica per ripristinare la circolazione delle auto nelle strade più intasate dalla neve, operazione riuscita grazie anche al ritorno del sole già in mattinata.

La giunta grillina del Campidoglio ha deciso anche per oggi la chiusura delle scuole per il pericolo del ghiaccio. È scoppiata la polemica per l’assenza di Virginia Raggi (la sindaca di Roma è a Città del Messico per una conferenza internazionale sui cambiamenti climatici).

La battaglia contro il gelo non sembra finita. Giovedì primo marzo le previsioni metereologiche danno per probabili nuove nevicate. C’è il rischio che domenica 4 marzo si voti sotto la neve e, in questo caso, molti elettori (soprattutto anziani) potrebbero disertare le urne per evitare le insidie del freddo e del ghiaccio.

Potrebbe cambiare il corso della campagna elettorale fondata su risse ed insulti, ma anche su tante promesse. Anzi, le promesse si sprecano: tutti vogliono tagliare le troppe tasse sui cittadini e sul lavoro, c’è chi promette di abolire la legge Fornero sulle pensioni (M5S e Lega), chi vuole  introdurre il reddito di cittadinanza o di dignità (M5S e Forza Italia) o aumentare quello esistente di inclusione (Pd) in favore dei più poveri, chi s’impegna a bloccare l’immigrazione dall’Africa e dall’Asia (M5S e Lega) o a ridurre gli ingressi (Pd), chi intende cancellare le tasse universitarie (Liberi e Uguali), chi punta ad alzare il deficit pubblico per far crescere investimenti ed occupazione (Pd e M5S).

Tra la valanga di promesse, spuntano anche le misure in sostegno degli anziani. Paolo Gentiloni ha ipotizzato l’uso della leva del fisco: «Per i pensionati pensiamo ad aiuti in varie forme: aiuti fiscali a chi ha bisogno di una badante e a chi ha bisogno di cure ospedaliere». Il presidente del Consiglio, da un anno a Palazzo Chigi al posto di Matteo Renzi, è un uomo misurato e punta sulla credibilità: «Potrei dire che raddoppiamo le pensioni, purtroppo qualcuno lo fa, ma non fa bene alla credibilità della politica».

Gli anziani in Italia, con il crollo delle nascite, sono diventati una larga parte della popolazione e soffrono di gravi problemi: molti sono poveri, soli e delle volte non riescono perfino a pagare le medicine e le cure non assicurate dal Servizio sanitario nazionale. In molti casi gli anziani non sono più autonomi e devono ricorrere a un badante. Il fenomeno è enorme. In Italia si stima l’esistenza di 380.000 badanti, in genere donne dell’Est europeo o peruviane.

Berlusconi per primo ha puntato la sua campagna elettorale sugli aiuti agli anziani. Ai “coetanei” (come li ha chiamati) e alle “mamme” ha promesso l’aumento delle pensioni minime a mille euro al mese. Ha martellato: da presidente del Consiglio «mantenni la promessa» delle pensioni minime a un milione di lire per tredici mensilità «ma poi l’euro ha dimezzato il potere d’acquisto».

Il presidente di Forza Italia vuole aiutare «tre milioni di anziani in povertà che non si possono permettere le spese per curarsi» e che saranno sempre di più perché «la vita media fortunatamente salirà a 125 anni». Annuncia il varo del “ministero ella Terza età” se vincerà le elezioni. Incita i “coetanei” a mobilitarsi: «Chi ci crede combatte, chi ci crede vince. Forza ragazzi, Forza Italia!».

Nella campagna elettorale c’è stata una rincorsa alle promesse più attraenti e fiabesche per gli elettori, ma di difficile o impossibile realizzazione. Una cosa è una politica d’investimenti keynesiana a sfondo sociale a sostegno dell’economia e dell’occupazione, un altro il sogno del paese del Bengodi con costi non sopportabili fino a 150 miliardi di euro. L’economista americano Milton Friedman sosteneva: «Non esiste il pasto gratis».

Fonte: www.sfogliaroma.it


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