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Aumentano i casi di persecuzione dei bambini palestinesi

 

Il 17 gennaio 2018, nel quartiere di Silwana Gerusalemme, quattro bambini sono stati prelevati dalle loro case in incursioni prima dell’alba. Solo uno di loro aveva più di 15 anni. Anche questa volta l’attenzione della stampa internazionale e della società civile è stata inesistente. Attacchi e arresti sono diventati sempre più frequenti dall’ottobre 2015, con oscillazioni nel numero degli arresti secondo le situazioni. Solonegli ultimi tempi, dopo l’annuncio di Trump, 450 bambini sono stati arrestati dalle forze di occupazione israeliane, a conferma che l’arresto dei bambini è in continuo aumento.

I dati sui bambini imprigionati parlano da se. Nel dicembre 2014, i bambini reclusi erano 156. Alla fine del 2015, il numero era arrivato a 470 con un aumento di oltre il 300%. A dicembre 2017, la cifra era pari a 350. In tre anni si è avuto quindiun raddoppio effettivo dei bambini reclusi. Mentre la popolazione carceraria complessiva è al momento in diminuzione, il numero dei bambini imprigionati invece è in forte crescita.

E’ certamente importante l’aver messo a fuoco il caso di Ahed Tamimi, e tutti dovremmo ammirare il suo impegno, ma è essenziale che ci sia un focus sulla anche sulla situazione deibambini nei Territori Palestinesi Occupati. Il caso di Ahed Tamimied il suo trattamento, non è eccezionale: è, purtroppo, la norma.(Addameer, organizzazione palestinese per i diritti umani, www.addameer.org)

Nel gennaio 2018, i soldati israeliani hanno ucciso 5 palestinesi – 3 con colpi alla testa – senza alcuna giustificazione

Il 3 gennaioi soldati hanno colpito al collo Mus’ab al-Sufi (16 anni) del villaggio di DeirNidham, a nord ovest di Ramallah, uccidendolo. Il giorno successivo, 4 gennaio, durante il funerale di Sufi, i soldati hanno mirato alla testa di Muhammad’ Awad (19 anni) del villaggio di ‘Abud, ferendolo gravemente.

L’11 gennaio, soldati hanno sparato alla testa di Ali Qinu (17anni) uccidendolo. Il fatto è avvenuto nei pressi del villaggio di ‘Iraq Burin, a sud di Nablus.

L’11 gennaio, nel corso di una manifestazione presso il confine perimetrale dell’area di Deir al-Balah, nella striscia centrale di Gaza, i soldati hanno colpito Amir Abu Masa’ed (15anni) sotto l’ascella uccidendolo.

Il 15 gennaio, soldati hanno sparato alla testa ed ucciso Ahmad Salim(28anni) nei pressi del villaggio di Jayus, ad est di Qalqilya.

Il 30 gennaio, un soldato ha sparato alla testa ed ucciso Layth Abu Na’im (16anni) nel villaggio di al-Mughayir, a nord-est di Ramallah.

L’inchiesta condotta da B’Tselem ha messo in evidenza che i sei palestinesi sono stati uccisi sparando alla parte superiore del corpo durante scontri e dimostrazioni con lancio di pietre nonostante non vi fosse pericolo per la vita dei soldati o di altri. Le regole d’ingaggio dell’esercito israeliano sull’uso del fuoco, stabiliscono che è consentitosparare per uccidere è solo quando è in pericolo la vita delle forze di sicurezza o di altre persone. Ed anche in quel caso, è consentito solo quando non ci sono altri mezzi per scongiurare il pericolo: gli incidenti segnalati non corrispondono in alcun modo a queste condizioni.

Comportamenti di questo tipo, vanificano le regole che normano il ricorso all’uso del fuoco, al fine di limitare l’uso letale, e trasmettono il disprezzo profondo di Israele per la vita dei palestinesi. Il fatto che le autorità responsabili consentano ai soldati di ignorare palesemente i regolamenti che stabiliscono quando di può aprire il fuoco, senza che ricada su di loro alcuna responsabilità, fa si che si continui nell’uso di armi letali: attraverso questoaspetto cruciale Israele riesce a mantenere con la violenza il controllo su milioni di  palestinesi.(B’ tselem, organizzazione israeliana per i diritti umani, www.btselem.org/ )

Il 2 febbraio 2018, Ayed Abu Eqtaish, dirigente di DCIP, nel commentare l’uccisione, avvenuta il 30 gennaio, di Layth Abu Na’im (16 anni), ha detto “le forze israeliane non si curano della vita dei bambini palestinesi e delle leggi internazionali che sono state emanate per proteggerli. L’uso di munizioni che comportano un rischio letale in circostanze non giustificate dal diritto internazionale e l’abuso sistematico di armi usate nel controllo di grosse manifestazioni, comportanoper i bambini un costo molto grave, che dovrebbero essere inaccettabili da parte di tutti.”

La morte dei cinque minori (sopra segnalata da B’Tselem)è avvenuta in un mese caratterizzato da molti ferimenti da parte dalle forze israeliane. L’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) ha segnalato che le forze israeliane hannocausato il ferimento di150 bambini tra il 2 e il 29 gennaio con munizioni letali, con proiettili di metallo rivestiti in gomma, con lacrimogeni e per inalazione di gas lacrimogeni.

Anche nel dicembre 2017, vi era stata un’impennata di ferimenti di bambini. L’intensificazione delle violazioni si sono verificate per l’aumentato uso della forza e della violenza, cui  le forze israeliane hanno fatto ricorso  per reprimere le dimostrazioni lanciate nei Territori Palestinesi Occupati, in risposta al riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele, da parte del  Presidente degli Stati Uniti Donald Trump. (DefenceChildren International–Palestine, organizzazione internazionale per la difesa dei bambini, sezione Palestina, www.dci-palestine.org/ )

Di fronte ad avvenimenti di questo tipo la comunità internazionale tace, consentendo ad Israele di commettere abusi e violazioni sempre maggiori forte dell’impunità di cui gode.

A cura di Anna Farkas e Loretta Mussi. della Rete Romana di Solidarietà con il Popolo Palestinese

* aggiornamenti tratti da: Addameer, B’Tselem, DefenceChildren International-Palestine

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