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Libertà di stampa e accesso agli atti, la Fnsi: «Ancora troppe limitazioni al diritto di cronaca»

 
Il segretario Lorusso e il presidente Giulietti hanno partecipato al corso di formazione di Stampa Romana cui hanno preso parte, fra gli altri, anche il presidente dell’Anac, Raffaele Cantone e il vicepresidente del Csm, Giovanni Legnini. «Senza abolizione del carcere per i cronisti, contrasto alle querele temerarie e tutela delle fonti non possono esserci giornalisti davvero liberi».

Il rapporto tra giustizia e trasparenza amministrativa, da un lato, e il diritto-dovere all’informazione, dall’altro, è stato il tema al centro del corso di formazione dal titolo ‘Libertà di stampa e accesso alle fonti giudiziarie e amministrative’ organizzato da Stampa Romana alla Biblioteca nazionale di Roma. Un rapporto delicato, hanno convenuto i relatori, che deve basarsi sui principi emanati da Cassazione e Corte europea dei diritti dell’uomo. «Principi molto chiari – ha ricordato il vicepresidente del Csm, Giovanni Legnini – di tutela del segreto professionale dei cronisti, della inviolabilità delle fonti, del rispetto rigoroso del diritto di cronaca. Con le uniche eccezioni previste dalla legge nell’intento di bilanciare i diritti e gli interessi contrapposti dei cittadini».

Per il segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso, «riflettere su questi temi è utile e necessario. In questo Paese – ha rilevato – la stampa è di certo libera, i giornalisti non sempre lo sono, essendoci tutta una serie di lacci e lacciuoli che impediscono un esercizio davvero libero della professione». Tre i punti messi in evidenza dal segretario Lorusso: la pena del carcere per i cronisti in caso di diffamazione a mezzo stampa; il ricorso allo strumento delle ‘querele bavaglio’; il fenomeno delle minacce ai cronisti, «che sta facendo registrare punte di preoccupazione, tra aggressioni, intimidazioni e altre forme più o meno velate di minaccia», ha rilevato.

«Sono fenomeni – ha proseguito Lorusso – che quando diventano fatti di cronaca suscitano la reazione della categoria e del mondo politico. Ma quello stesso mondo politico che si indigna ed esprime solidarietà ai cronisti minacciati, in questa legislatura non ha voluto approvare norme per la cancellazione del carcere, né ha ritenuto di recepire nel nostro ordinamento la linea ormai consolidata della Corte Edu, che sostiene che, nel momento in cui viene accertato che l’azione giudiziaria è temeraria, chi l’ha promossa venga condannato a pagare non solo le spese di giudizio, ma anche una sanzione pecuniaria proporzionata alla richiesta».

Quanto poi all’accesso agli atti, sia della pubblica amministrazione che dei procedimenti giudiziari, «in Italia – ha detto Lorusso – non è affatto scontato, nonostante il Foia detti principi chiari che all’attuazione pratica, però, non vengono rispettati. Così come non sono rari i momenti di frizione tra chi fa cronaca e chi fa indagini. Frizioni naturali perché magistrati e giornalisti hanno interessi opposti. I primi devono garantire il segreto istruttorio. I secondi devono pubblicare le notizie di interesse per la pubblica opinione». Il segretario della Fnsi ha citato il caso del cronista della Provincia Pavese, indagato per favoreggiamento personale. O ancora i casi di numerosi cronisti a cui è stato contestato il reato di violazione del segreto istruttorio o di quei colleghi ai quali è stato contestato il reato di ricettazione.

«E qui – ha osservato Lorusso – si apre ancora un altro tema: un indagato per ricettazione può essere sottoposto a intercettazioni, con quello che questo comporta in termini di violazione della segretezza delle fonti. Si intercetta il cronista per capire chi gli passa le informazioni. O gli si sequestrano il cellulare e gli altri strumenti di lavoro per risalire alle sue fonti. Fermo restando il rispetto per l’attività degli inquirenti e dei loro diritti, lo stesso rispetto va riservato al lavoro del cronista, il cui dovere è quello di pubblicare le notizie di interesse pubblico, e alla sacralità della tutela delle fonti. Bisogna tenere conto delle diverse esigenze: del segreto delle indagini e del dovere del giornalista di informare i cittadini. Perché, come di recente ci ha ricordato anche il film ‘The Post’, i giornalisti cercano di servire i governati e non chi governa».

Convinto che la trasparenza amministrativa e ‘’informazione siano lo strumento principale di contrasto alla corruzione e grazie al quale i cittadini possono controllare l’operato delle amministrazioni e dei politici si è detto anche il presidente dell’Anac, Raffaele Cantone. «Il punto – ha detto – è come si acquisiscono le informazioni. È evidentissimo che è compito del giornalista anche utilizzare strumenti ‘al limite’, ma è altrettanto evidente che dal punto di vista deontologico va posto un limite. È dovere del giornalista essere ‘watch-dog’, ma senza detrimento di altri diritti del cittadino, tra cui la riservatezza».

Quanto all’accesso agli atti amministrativi, «negli ultimi 5 anni c’è stata una rivoluzione copernicana, rappresentata dal Foia, alla quale le amministrazioni hanno reagito con una chiusura burocratica dovuta a difficoltà tecniche, ma anche a un limite culturale. Il diritto all’accesso agli atti pubblici da parte del giornalista già sancito va reso effettivo. Anche per quanto riguarda gli atti di indagine. Il 90% degli atti giudiziari viene dato ai giornalisti dagli avvocati. Perché non prevedere meccanismi diretti di accesso ai giornalisti, che garantirebbero accesso alle fonti e lo stesso ruolo di mediazione tra fonte e cittadini?», ha concluso Cantone.

Il vicepresidente Legnini ha ricordato che il Csm sta lavorando «sulla possibilità di emanare linee guida sulla comunicazione giudiziaria, all’interno del perimetro della legge, e a questo scopo abbiamo formato un gruppo di lavoro, coordinato dall’ex presidente della Cassazione Giovanni Canzio, composto da magistrati e giornalisti». Obiettivo dichiarato: «Affrontare aspetti innanzitutto organizzativi nella gestione dei flussi di informazione per rendere più trasparente il rapporto tra uffici, soprattutto inquirenti, e informazione». Altro obiettivo riguarda la «comunicazione degli uffici giudicanti: credo – ha osservato Legnini – che con uno sforzo organizzativo sia possibile sperimentare modalità come quelle della Cassazione o della Corte Costituzionale, che forniscono comunicati o informazioni provvisorie visto il tempo che passa tra dispositivo e deposito della sentenza».

Comunicare bene la giustizia, le decisioni e le indagini «è un dovere per gli uffici giudiziari e per i magistrati. Dalla buona o cattiva informazione sull’amministrazione della giustizia dipende una quota della qualità della nostra democrazia. Ma per migliorare l’accesso agli atti, la trasparenza e il lavoro dei cronisti serve un intervento del parlamento. Sul tema, però, c’è scarso interesse», ha concluso il vicepresidente del Csm.

Sul rapporto tra libertà di informazione e tutela delle fonti è tornato nel pomeriggio anche il presidente della Fnsi, Giuseppe Giulietti che in apertura di intervento ha voluto ricordare il giornalista slovacco Jan Kuciak, trovato morto nella sua casa vicino la capitale Bratislava. «C’è oggi un diffuso fastidio per la funzione critica. L’assenza delle inchieste deriva da un mercato editoriale che è cambiato, da proprietà sempre più concentrate e interessate a tenere nell’oscurità diversi temi. Il ruolo del mediatore è sempre più messo in discussione. A che serve la domanda, se c’è una realtà virtuale che sostituisce il confronto?», ha detto anche riferendosi alla campagna elettorale in corso.

«Sento parlare dei doveri, degli aspetti deontologici, però dobbiamo intenderci su una cosa. Per avere più inchieste e più giornalismo libero serve il sostegno della politica e del parlamento. Nulla è stato fatto per abolire il carcere per i giornalisti, né per contrastare le querele bavaglio. Mentre con l’Anm va fatta una riflessione comune sul tema della tutela delle fonti dei giornalisti. Avviamo una riflessione con i magistrati, nel rispetto dei ruoli, nella quale portare un tema cruciale per il giornalismo libero e, quindi, per la qualità della democrazia nel nostro Paese», ha concluso Giulietti.

Da fnsi

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