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Dalla Cina ci chiedono aiuto. Accendiamo i riflettori

 

“Sovversione del potere statale”. Questo il reato che avrebbe commesso l’attivista per i diritti umani e blogger cinese Wu Gan, condannato a otto anni di carcere. In Italia, intanto, solo il 10% dei cristiani perseguitati in Cina ottengono l’asilo politico; venti persone le persone protette dallo status di rifugiato, 183 quelle rifiutate, mentre 419 casi sono ancora pendenti.

La violazione dei diritti umani in Cina e le richieste di aiuto arrivate dai cinesi cristiani anche ad Articolo21, devono portare a riaccendere i riflettori su una Nazione che è, e vuole essere sempre di più, al centro della scena economica mondiale.

Il processo a Wu Gan, 45 anni, è rimasto a porte chiuse dall’inizio alla fine e la polizia ha impedito ai giornalisti di entrare nelle aule del Tribunale della città di Tianjin. Accusato di “diffusione di informazioni false su Internet, di esagerazioni nei casi controversi e attacchi al regime”, gli sono stati anche tolti i diritti politici per 5 anni. Wu non è nuovo a procedimenti nei suoi confronti: nel maggio 2015 era stato arrestato per aver protestato contro un altro arresto: quattro persone erano state fermate e torturate per ottenere confessioni nel coinvolgimento di un reato che non avevano mai commesso. È stato arrestato anche nel 2016 e ha denunciato di essere stato torturato mentre la sua famiglia sarebbe stata minacciata.

Pochi giorni prima dell’arresto di Wu, il professor Massimo Introvigne, direttore del CESNUR (Centro Studi sulle Nuove Religioni), ha presentato alla Camera una ricerca inedita effettuata in collaborazione con l’organizzazione belga Droits Humains sans Frontières, sulle persecuzioni religiose in Cina e sulle condizioni che trova in Europa chi scappa. Anche a Buon Diritto ne aveva parlato in un dossier dal titolo “Manicomio religioso”.

In Cina, ha detto Introvigne «chi svolge attività in uno ‘Xie Jiao’ prende fino a sette anni di prigione, e la pena è spesso aumentata con le aggravanti». Uno Xie Jiao è un gruppo (e non una setta), che crede in “insegnamenti eterodossi, cioè disapprovati dal governo. Il sociologo, che nel 2017 si è recato due volte in Cina per indagare la situazione della libertà di religione, ha parlato di un caso in particolare, quello della Chiesa di Dio Onnipotente (CAG). Le stesse persone, hanno pregato Articolo21 di diffondere informazioni sulla loro situazione perché in Italia, centro della cristianità, non ricevono la protezione sperata. Si tratta di una nuova religione, che crede che dio sia tornato sulla Terra ed è un movimento pacifico. La CAG viene perseguitata da anni e per ottenere consenso, il governo la accusa di diversi crimini «compreso l’omicidio di una donna in un McDonald’s a Zhaoyuan nel 2014, una storia rilanciata dalla BBC e che ha fatto il giro del mondo. Tengo a dire -ha aggiunto il professore- che abbiamo lavorato solo su documenti di fonte governativa. E abbiamo concluso che il crimine è stato commesso da un gruppo diverso, anche se con un nome simile. La Chiesa di Dio Onnipotente non c’entra. Ma il crimine, e altri che appartengono anch’essi alla categoria delle fake news, sono stati usati per giustificare una persecuzione iniziata molti anni prima, con arresti nell’ordine delle decine di migliaia, accuse credibili di tortura e una trentina di morti sospette in carcere».

Se in Canada è stato accolto quasi il cento per cento delle richieste di asilo dei membri della Chiesa e negli Stati Uniti lo status viene concesso a tutti seppur lentamente, in Italia sono state rifiutate 183 domande e ammesse solo 20. In totale, su 1754 domande di asilo l’Europa ne ha accolte solo 98 e rifiutate 780, le altre sono in via di valutazione.

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