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“Voci di confine”, un progetto informativo per realizzare una nuova narrazione della migrazione

 

Tra dati specifici e testimonianze dirette il sito racconta la cronaca dell’Italia multiculturale perché “la migrazione è una bella storia”

Un nuovo sito d’informazione che spiega le caratteristiche multiculturali dell’Italia, le sinergie e le prospettive future del Paese per affrontare il tema complesso delle migrazioni senza cadere in strumentalizzazioni o fornire notizie parziali dettate dagli stereotipi diffusi. E’ www.vocidiconfine.com, on line dal 16 novembre.

La frase in apertura di pagina spiega già molto: “la migrazione è una bella storia”. «Non c’è superficialità o provocazione nella scelta di queste parole – ha detto Renata Torrente rappresentante di Amref Health Africa, Ong che coordina il progetto – siamo consapevoli, infatti, che le migrazioni portino sviluppo». Il progetto, cofinanziato dall’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics), vede il lavoro congiunto di  organizzazioni impegnate nella difesa dei diritti umanienti locali di confine impegnati ogni giorno nella gestione del fenomeno migratorio, associazioni delle diaspore e di volontariatoimprese socialienti di ricerca ed esperti della comunicazione.

« Un grosso lavoro di squadra che vede impegnati 16 diversi enti – sottolinea Torrente che aggiunge – in particolare con un gruppo di lavoro ristretto che oltre ad Amref Africa e Italia comprende il Centro studi e ricerche Idos, Etnocom, Rete della diaspora africana nera in Italia (Redani) e Terre des hommes Italia abbiamo deciso che, per contribuire ad una nuova narrazione del fenomeno migratorio, sia necessario far emergere i dati e le informazioni di carattere scientifico come quelle di Idos e poi arricchire il sito con le testimonianze dirette di individui e associazioni».

Dati e storie di vita spiegano le migrazioni come fonte di opportunità

Sistematizzazione dei dati, dunque, per approfondimenti puntuali sul tema a cui si affiancano le storie raccolte nel sito che documentano il percorso di chi emigra, dando spazio anche al racconto delle seconde generazioni che spesso non si riconoscono da quanto riportato quotidianamente dai media. Così, le testimonianze, è possibile leggere quella di Camilla Hawthorne, ricercatrice alla UC Berkeley negli Stati Uniti, di madre italiana e padre afroamericano, con una doppia cittadinanza che spiega come America, Italia e Africa costituiscano la sua identità. Oppure è possibile conoscere la storia di Brhan Tesfay, scrittore e autore per il teatro di origine eritrea che vive a Prato dove ha fondato una casa editrice. Con il suo lavoro, spiega cosa significa per lui dare spazio ad una narrazione senza patria: un racconto che riconosce un’unica comunità fatta di esseri umani, a prescindere dal colore della pelle, dall’appartenenza religiosa o altro, in cui le differenze sono vissute come elemento di ricchezza.

«Ci siamo resi conto – continua Torrente che per contrastare l’idea che passano i media di invasione, minaccia e problema bisogna metter in luce, quanto già è evidente: la migrazione crea nuove opportunità per tutti, per chi si occupa di lavoro, in primis, ma anche di formazione, cooperazione, politiche sociali e quant’altro».

Fanno parte del progetto, che ha visto l’avvio di diverse iniziative a partire da maggio di quest’anno per concludersi a ottobre 2018, anche l’ associazione Le réseau, il Centro servizi volontariato delle Marche, il Comitato permanente per il partenariato euromediterraneo (Coppem), i comuni di Lampedusa e Pesaro, Internationalia, la Provincia autonoma di Bolzano, Step4 e Africa e mediterraneo.

«Con i primi mesi del nuovo anno – conclude Torrente – partirà la campagna specifica su questo progetto con la quale cercheremo di destrutturare gli stereotipi e dare informazioni chiare tra dati appropriati e storie di vita.  Realizzeremo anche dei percorsi educativi nelle scuole che al momento hanno coinvolto 310 classi tra scuole primarie e secondarie di primo grado in Italia e visto il gemellaggio con alcune scuole in Kenya. Per mostrare, soprattutto ai più giovani, un punto di vista basato sull’obiettività delle statistiche e delle esperienze coinvolgeremo tutti i soggetti impegnati nel progetto attraverso scambi di buone pratiche e incontri territoriali».

Da cartadiroma

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