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L’omaggio silenzioso di Parigi alle vittime del terrorismo islamico

 

E’ stato un passa-parola sussurrato: portare rose bianche nei luoghi delle stragi, attraversati dalla furia omicida dei commandos jihadisti, che il 13 novembre del 2015 seminarono la morte lungo Boulevard Voltaire, Boulevard Rchard Lenoir, Feaubourg du Temple. Il raduno era previsto sul vasto marciapiede antistante il Bataclan, tempio della musica rock parigina e internazionale, simbolo oggi anche del nostro senso di umanità violato, ferito per sempre. Parigi sa come riprendere il corso della vita e a tenere stretto nel cuore la memoria del dolore

In serata la televisione pubblica France2 ha trasmesso il concerto che Sting tenne in occasione della riapertura del Teatro, un anno dopo il massacro. “Merci Bataclan” ha salutato l’artista britannico, dopo un minuto di silenzio in omaggio alle vittime “questa sera noi abbiamo due compiti da conciliare: ricordare chi ha perso la vita durante l’attacco terrorista e, inoltre, celebrare la vita e la musica”

Sono trascorsi due anni dal giorno in cui gruppi di fondamentalisti islamici gettarono bombe, spararono raffiche di mitra, e alcuni di loro si fecero esplodere lungo un “circuito della morte” che iniziò dallo Stadio di Francia, proseguì tra i tavolini di bar e brasserie, per terminare poi  con la carneficina al Teatro Bataclan. Fu una strage di giovani. I sopravvissuti, che prima di fuggire da quell’inferno trovarono rifugio sotto i corpi dei morti, raccontarono: “navigavamo nel sangue” per trovare una via di fuga.

La mattinata è trascorsa tra le commemorazioni ufficiali e le polemiche dei Comitati delle famiglie delle vittime (Life for Paris e 13 Novembre: fraternitè et Vèritè) e di chi, seppure ferito, riuscì a salvarsi e in gran parte è ancora in cura per le gravi lesioni riportate. La politica neo-liberista di Macron ha di fatto smantellato l’organismo per la loro assistenza e i risarcimenti. Proprio nei giorni dell’anniversario il governo sta per abolire “lo stato di emergenza” e promulgare una legge antiterrorismo, contenente misure speciali, la riorganizzazione dei servizi segreti e una più stretta collaborazione con analoghi organismi europei. Il problema è come rassicurare i francesi sul ritorno alla normalità e interpretare le parole del Procuratore generale di Parigi, François Molins, che ha dichiarato: “Ci sono tutt’ora delle zone d’ombra. Si può sperare che l’arresto di certi personaggi, sempre che loro accettino di parlare e collaborare, possa apportare degli elementi utili e delle chiavi di lettura supplementari, per comprendere quello che è successo”.

L’omaggio delle autorità è stato all’insegna della sobrietà: sono stati deposti cuscini di fiori bianchi, rossi e blu, davanti alle targhe di marmo bianco con incisi i nomi delle vittime. Il pellegrinaggio della gente comune si è poi alternato per tutto il giorno fino a sera tardi.

Siamo andati in tanti con le nostre emozioni, restando in silenzio, commossi, chi a pregare, chi a ricordare nel chiuso nei propri pensieri, chi ad esprimere vicinanza e partecipazione perché queste morti ci riguardano tutti e nessuno vuole dimenticare.

I parenti delle vittime si riconoscevano per gli abbracci che si scambiavano. Molti giovani piangevano sommessamente. Tanti i bambini che, mentre il buio della sera rubava la luce al giorno, accendevano i loro lumini e li posavano in ordine geometrico davanti ai mazzi di fiori. Mi ha colpito un uomo di circa 40 anni: è arrivato con due sacchetti di plastica bianchi, si è inginocchiato e ha iniziato a tirare fuori delle candeline di cera ed a comporre un disegno sul marciapiede, che lentamente ha preso forma. Ha invitato poi chi gli stava intorno ad aiutarlo. E così ha preso forma un cerchio con all’interno la Tour Eiffel stilizzata, che in realtà si confondeva nel simbolo pacifista universale di “Peace and Love”.

L’accensione delle candeline è stato un gesto di amore spontaneo e collettivo. Fiammelle nella notte che brillavano alla vita.

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