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“Il bene comune è non lasciare indietro nessuno”

 

Su una cosa sono tutti d’accordo: la Costituzione non è un libro di storia da tenere in qualche libreria impolverata. «È la legge delle leggi» secondo la prof. Cesira Militello, dirigente del Liceo classico e linguistico “Francesco Petrarca” di Trieste, l’istituto frequentato da Giulio Regeni, che in sua memoria ha stabilito di inaugurare ogni anno scolastico affidando la lettura di uno o più articoli della nostra Carta a testimoni autorevoli: l’anno scorso era stato Ezio Mauro a battezzare l’iniziativa, che si pone a supporto della richiesta di verità e giustizia per lo studente torturato e assassinato in Egitto; quest’anno è toccato alla presidente della Camera Laura Boldrini, intervenuta nell’Aula Magna dell’Università giuliana davanti a oltre 400 ragazzi e ragazze delle quarte e delle quinte, già protagonisti di un percorso che si propone di inserire nel piano didattico l’insegnamento della Legge fondamentale della nostra Repubblica. Perché questi 139 articoli che abbiamo ricevuto in consegna non rappresentano semplicemente l’ordinamento dello Stato, ma un programma per il Paese — ha detto il prof. Guido Pesante, docente di storia e filosofia e responsabile del progetto “Cittadinanza e Costituzione” — e hanno bisogno di una costante pratica manutentiva, che inizia nell’ordinario, nei rapporti interpersonali quotidiani.

La nostra Costituzione, ha esordito la presidente della Camera, ci insegna a passare dall’io al noi e in questo modo a diventare bravi cittadini. Perché per essere bravi cittadini non basta andare a votare, bisogna avere il senso della collettività e coltivare il bene comune. Cos’è il bene comune? ha chiesto Boldrini rivolgendosi alla platea. Il bene comune è non lasciare indietro nessuno. Il bene comune sono i nostri vecchi, depositari di quell’enorme patrimonio che è la memoria. Il bene comune è il verde dei nostri parchi. Il bene comune è Irma Bandiera, partigiana italiana che per la vita di tutti sacrificò la propria, partecipando attivamente alla Resistenza, da cui nacque la Costituzione, che è tuttora la nostra bussola, il nostro GPS, ciò che ci orienta e ci indica la strada. «Avete dei dubbi su come comportarvi in qualche circostanza?» ha provocato la presidente della Camera. «Guardate sulla Costituzione!».

Analizzando più nel dettaglio gli articoli che le erano stati assegnati, Boldrini ha definito il 3 un articolo bellissimo, che rappresenta il mondo come dovrebbe essere. La lotta alle disuguaglianze — ha detto — deve diventare centrale nella nostra azione e nel nostro dibattito, perché in questo terreno c’è una gara a chi offre le soluzioni più strampalate: «Diffidate da chi vi propone soluzioni semplici: sono la dimostrazione che non c’è interesse a risolvere i problemi, perché se si risolvono si esaurisce la rabbia sociale e senza rabbia non c’è consenso». Secondo un rapporto della charity britannica Oxfam nel gennaio del 2016 per arrivare alla ricchezza della metà povera del pianeta bastavano 62 miliardari della parte ricca, ora ne sono sufficienti 8! Un enorme problema etico ma anche economico, perché senza redistribuzione della ricchezza non c’è ripresa. Davanti a queste disuguaglianze che reclamano giustizia Giulio Regeni aveva deciso di mettersi in gioco, di non stare a guardare, di essere attore del cambiamento: «a ispirare il cambiamento ci sono sempre delle figure» ha detto la presidente «non so quali siano state quelle di riferimento di Giulio, ma mi piace pensare che possa essersi ispirato a Adriano Olivetti, che concepiva il lavoro non solo come salario, ma come condizione per evolvere, per condividere lo sviluppo, e sosteneva che nessun dirigente doveva guadagnare dieci volte più di un operaio. Sapete — ha chiesto — come è evoluto questo rapporto oggi? Siamo arrivati a 400! Pensate a quanti mesi deve lavorare un operaio per guadagnare quello che un dirigente guadagna in un mese! È evidente allora che per rimuovere le disuguaglianze bisogna partire dal lavoro dei giovani, perché il lavoro conferisce dignità e consente di immaginare e progettare il futuro. Giulio lo aveva capito».

Ma c’è un’altra disuguaglianza grave che avvelena la nostra società: è quella a cui fa riferimento l’art. 51, la disuguaglianza di genere. «C’è una cappa di misoginia nel nostro Paese: meno del 50% delle donne lavora, nonostante a scuola e all’Università abbiano voti migliori e vincano i concorsi. E guardate che se le donne non vanno avanti, il Paese non va avanti. Ogni tre giorni una donna viene ammazzata da chi dovrebbe amarla ed è come se non esistessero, perché non vengono nominate. Pensate che l’Italia ha avuto la sua prima ministra nel 1976: ci sono voluti 36 governi e 836 ministri per arrivare alla nomina di Tina Anselmi. Per questo, per valorizzare il contributo il più delle volte nascosto delle donne, a Montecitorio ho voluto creare una sala dove esporre le immagini delle 21 Madri Costituenti, della prima presidente della Camera, della prima presidente di Regione (Anna Nenna D’Antonio, nominata nel 1981), delle prime sindache. Una sala in cui troverete anche tre specchi in corrispondenza di tre cariche mai rivestite da una donna: la presidenza della Repubblica, la presidenza del Senato, la presidenza del Consiglio. Sotto c’è scritto: potresti essere tu la prima». Perché davanti alle disparità di trattamento e alle discriminazioni non ci si può rassegnare, bisogna mettersi in gioco in prima persona. Come ha fatto Giulio. E proprio ricordando il ricercatore di Fiumicello alla presenza dei genitori Paola e Claudio, che a distanza di 20 mesi attendono ancora che sia fatta luce sulla barbara uccisione del loro figlio, la presidente Boldrini ha ribadito che «il rispetto dei diritti umani non è negoziabile»: sta scritto nei principi fondamentali della nostra Carta costituzionale, che non possono mai diventare banali, scontati, ha ammonito Guido Cimino, rappresentante degli studenti, che ha consegnato alla presidente una Costituzione scritta a mano dai liceali del Petrarca, assicurandole sostegno e vicinanza nell’impegno a perseguire verità e giustizia. Per Giulio Regeni e per tutti i Giulio e le Giulia del mondo.

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