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Querele e precariato: le due facce della censura oggi. Presidio davanti a Montecitorio

 

Articolo 21 ha aderito immediatamente all’appello della Fnsi per portare  mercoledì 24 maggio alle 9.00 davanti Montecitorio, all’attenzione di governo e Parlamento, e dell’intera opinione pubblica, le due emergenze che oggi mettono in discussione la stessa esistenza di una informazione libera in Italia: querele temerarie e precariato. E’ una battaglia che Articolo21 iniziò molti anni fa e che continua a portare avanti quotidianamente.

Le querele temerarie sono ormai pane quotidiano per i giornalisti di giudiziaria e per chi può ancora permettersi di fare inchieste. Querele penali, ma anche molte liti in sede civile con richieste multimilionarie, e ancora diffide preventive a parlare di un personaggio, di un’azienda, addirittura di un’intera categoria produttiva, quando a scendere in campo per limitare il diritto di cronaca sono le associazioni che rappresentano l’intero settore industriale di cui fa parte il soggetto investigato. Questa autentica forma di censura preventiva avviene sempre più spesso attraverso vere e proprie lettere intimidatorie, indirizzate all’intera dirigenza di un gruppo editoriale, fino al consiglio di amministrazione (ancora più grave quando sotto pressione c’è il servizio pubblico), con toni che potrebbero spingere qualche dirigente impressionabile a intervenire per impedire la pubblicazione di un articolo, la messa in onda di un’inchiesta, o anche semplicemente (ma in modo giornalisticamente più invasivo) la cancellazione di quella parte del servizio riguardante l’autore della minaccia. Ma anche una telefonata di pressione al direttore può creare sconcerto in redazione: ultimo episodio quanto accaduto ad Attilio Bolzoni, dopo la pubblicazione su Repubblica del suo pezzo sui finanziamenti alle associazioni antiracket.

Purtroppo anche la politica (con le dovute eccezioni) si è adeguata a questa pericolosa deriva censoria. Senza soffermarci sull’invocazione di bavagli ai giornalisti che pubblicano intercettazioni o riprendono contenuti di atti giudiziari, ora – come purtroppo già più volte in passato – l’attacco colpisce anche spazi non di pura informazione, dove la satira si accompagna ad un insolito racconto della realtà. Come Gazebo, per esempio: l’intera redazione del programma di Rai3 ha sul capo la minaccia di querela annunciata dal ministro Alfano. E scarseggia anche la disponibilità a dar conto delle proprie azioni: le interviste si rilasciano con il contagocce e ad alcune redazioni sono negate in partenza. E per i giornalisti che non tacciono ecco piovere querele, che solo di avvocati costano quanto la stragrande maggioranza della categoria guadagna in un anno intero.

Sì, è questa l’aggravante dell’attuale cultura dell’omertà, in crescita proprio mentre la trasparenza è sbandierata da tutti: cercare e diffondere notizie oggi è un mestiere che non dà da vivere. I due terzi degli addetti sono “freelance” dove l’unica libertà è da un lavoro stabile e pagato, mentre da solo ti trovi ad affrontare minacce fisiche e legali, i costi del fare cronaca, la totale incertezza del presente, prima che del futuro. Le redazioni si svuotano e i compensi a singolo pezzo si abbassano, fino all’assurdo che persino alcune pubbliche amministrazioni hanno bandito concorsi per addetti stampa a titolo gratuito!

Non basta assistere legalmente i colleghi e costituirsi parte civile nei processi, siamo stanchi di questo stato di cose e non daremo tregua a nessuno fino a quando non ci sarà una legge a reale tutela della libertà di informare e di essere informati!

Perché in questa situazione a pagare il prezzo finale sono i cittadini che si vedono negare la conoscenza di notizie che potrebbero cambiare la loro vita e le loro scelte.

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