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Israele, giornalista palestinese detenuto in sciopero della fame

 

“Ingiusta e crudele”: così Amnesty International ha definito la decisione di un giudice militare israeliano che ha confermato, per 90 giorni, la detenzione amministrativa del giornalista palestinese Muhammed al-Qiq. Quali siano i motivi per cui al-Qiq sia stato arrestato, il 15 gennaio a Ramallah di ritorno da una manifestazione, e per cui sia ancora detenuto, non sono noti al di là di generici riferimenti alla “sicurezza”: in Israele l’istituto della detenzione amministrativa si basa su prove segrete, sull’assenza di accuse formali e di un processo e su un numero di proroghe teoricamente infinito.

Le condizioni di salute di al-Qiq sono pessime: già in occasione di un precedente periodo di detenzione, tra novembre 2016 e maggio 2016, uno sciopero della fame durato 94 giorni lo aveva portato a un passo dalla morte. Ora, al-Qiq protesta nuovamente contro la sua detenzione ricorrendo ancora una volta a quello strumento: rifiuta di assumere alimenti solidi dal 6 febbraio. È stato trasferito nel reparto ospedaliero della prigione di Ramle. Secondo l’avvocato, che ha potuto visitarlo alcuni giorni fa, non riesce a camminare per la debolezza, tossisce di continuo e ha costante mal di testa. Va rilasciato.

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