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La dura vita del giornalista alle prese con Trump

 

Sono tempi duri per i giornalisti americani nell’epoca Trump, ma il continuo scontro tra il presidente e i media sta producendo un  moto di orgoglio  della categoria che reagisce, ma soprattutto  non si fa intimorire nonostante la durezza delle parole di Trump.  “C’è un rinnovato senso  di missione del lavoro di giornalista” scrive il New York Times.  Le sottoscrizioni sono in aumento  e gli ascolti televisivi dei programmi di satira e di approfondimento giornalistico salgono quando c’è di mezzo Trump.  L’attacco più recente alla stampa venerdi scorso  quando con un tweet  Trump ha  accusato i media di essere i nemici del popolo americano.  E’passato quindi ad elencare chi sarebbero  i colpevoli di pubblicare notizie false, ma nella realtà non gradite perché non  in linea con quello che Trump vorrebbe leggere.   New York Times, NBCNews  Abc Cbs Cnn il gotha del panorama giornalistico degli Stati Uniti  è finito sotto accusa,ma forse se si potessero utilizzare più di 140 caratteri l’elenco sarebbe stato ancora più lungo.  Ho ereditato un  caos, ha aggiunto Trump dopo qualche ora, ribadendo che tutto funziona bene alla Casa Bianca,  e che non bisogna credere ai giornalisti e alle loro  fake News. Ma il primo  ad alimentare dubbi è proprio Trump che con le sue dichiarazioni fantasiose ha costretto i maggiori quotidiani ad attivare Facts checking,squadre di verificatori in tempo reale.  La stampa americana sta continuando a fare il proprio lavoro senza farsi intimorire e gli editoriali che si leggono  su queste prime 4 settimane di amministrazione Trump sono durissimi. Il Washington Post arriva a titolare “ Come gestire il cancro della Casa Bianca”. Trump è furioso e Per mettere ordine ha chiamato Mike Dubke che ricoprirà il ruolo di capo della comunicazione. Lunedi sara’ un mese dal suo insediamento alla presidenza degli Stati Uniti. Secondo un nuovo sondaggio Gallup la sua popolarità è in calo mentre tra  i colleghi  americani, racconta il New York Times, c’è chi paragona il ritmo del lavoro di questo primo mese al periodo dello scandalo  Clinton /Lewinsky o al processo contro OJ Simpson che tennero inchiodata una nazione davanti ai teleschermi per mesi. Ma qui  la storia sarà molto più lunga.

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