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Segreto professionale, diritto di ogni giornalista. Lo conferma la sentenza che ha scagionato due pubblicisti accusati di favoreggiamento

 

Non vi è differenza tra giornalisti professionisti e pubblicisti sul segreto professionale. Lo sancisce ora chiaramente anche la sentenza che ha assolto i due giornalisti  di Enna Josè Trovato e Giulia Martorana, entrambi pubblicisti all’epoca dei fatti. Nelle motivazioni della Corte di Appello di Caltanissetta si afferma che per l’Ordinamento della professione giornalistica non esistono “differenze di ordine qualitativo fra le prestazioni rese da un giornalista professionista e quelle rese da un giornalista pubblicista”, ma solo quantitative, che  “non possono essere ritenute ostative ad una interpretazione estensiva della norma” sul segreto professionale. Legittimo quindi il rifiuto, anche da parte dei pubblicisti, di rivelare le loro fonti.
La decisione della Corte d’Appello è in linea con quanto stabilito dall’articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo del 1955 e dalle sentenze Goodwin (1996) e Roemen (2003) della Corte di Strasburgo sull’argomento.
Trovato e Martorana, corrispondenti da Enna rispettivamente del Giornale di Sicilia e della Sicilia, erano già stati assolti in primo grado dal giudice monocratico.
“E’ una sentenza magistrale, un faro per i giornalisti che scrivono di cronaca – afferma Josè Trovato -. Questa sentenza è ciò per cui abbiamo lottato, io e la collega Martorana, sin dall’inizio. Dicevano che non avevamo “diritto al segreto” perché “solo pubblicisti”, e abbiamo scelto di lottare contro un’ingiustizia. Oggi vince la libertà di stampa. È una vittoria della democrazia”.
“I giornalisti pubblicisti possono avvalersi del segreto professionale come i colleghi professionisti: è quanto da noi sempre sostenuto, in una battaglia di civiltà e di libertà che portiamo avanti da anni, al fianco di valorosi cronisti finiti sotto accusa per non avere rivelato le proprie fonti.” Lo hanno dichiarato in una nota congiunta, il presidente dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia, Riccardo Arena, e il segretario dell’associazione siciliana della Stampa, Alberto Cicero.
“Una Corte attentissima ha in pieno accolto la nostra tesi giuridica” – ha espresso l’avvocato Timpanaro – ”riconoscendo anche ai pubblicisti, e cioè ai cronisti che operano sul campo, il diritto di opporre il segreto professionale sulle fonti, che è condizione essenziale della libertà di stampa. Una sentenza storica, destinata a fare giurisprudenza a livello nazionale”.

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