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Il Giornalismo Italia (il nuovo rapporto di Lsdi)

 

Quando un post vale un’annata, tremano i polsi mentre si scrive, e diventa davvero difficile rimanere “scienziati”, anche perchè si parla di noi, della nostra professione, del comparto editoriale e del mondo dell’informazione. Del resto il rapporto è solo un insieme di numeri, un lavoro certosino svolto ogni anno dal 2009 dal nostro fondatore e mentore Pino Rea in accordo con tutte le istituzioni del giornalismo italiano. Ma prima di lasciare a lui e ai numeri del rapporto il compito di raccontare un altro anno certamente non esaltante per il mondo del giornalismo nostrano, vorremmo provare a riassumere in qualche frase la ridda di avvenimenti che ha caratterizzato l’anno 2016 nel comparto dell’editoria d’informazione.

Molte cose sono accadute dalla crisi del Sole 24 ore, al recentissimo piano di riassetto/riordino di Sky con spostamenti di redazioni e ridimensionamento degli organici, dalla chiusura improvvisa e definitiva di un telegiornale nazionale su un’emittente minore, Canale Italia, che in ogni caso copre tutto il territorio nazionale e possiede una miriade di concessioni a trasmettere nel bouquet del digitale terrestre –  una rivoluzione meravigliosa nell’etere televisivo che si è trasformata in breve nella catastrofe peggiore della storia della televisione, almeno in Italia – , con conseguente azzeramento della redazione e licenziamento di tutti i giornalisti, direttore compreso (ma non esistono/esistevano regole precise nelle leggi per l’editoria radiotelevisiva dalla Mammì in poi che obbligano le televisioni a produrre informazione per poter stare accese?). E poi la crisi dell’Unità, con scioperi, cambi di direzione multipli e l’ultimo atto – speriamo di no – con tanto di lettera “finale” del direttore Staino al segretario del Pd Renzi. E come non ricordare l’acquisizione de La Stampa da parte del gruppo L’Espresso e poi  l‘acquisto da parte di Cairo editore del Corriere della Serada lsdi

 

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