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Il 2016 annus horribilis?

 

Auguri di buon anno a tutti! Fine anno, tempo di bilanci. Il 2016 annus horribilis? Considerando gli effetti della crisi economica-finanziaria globale sulla società dell’occidente, la crescita del numero delle guerre nelle varie aree geopolitiche del pianeta, costellate da massacri di bambini e civili, la distruzione di intere città, le migrazioni epocali del XXI secolo, i recenti devastanti  terremoti naturali, l’indebolimento dei centri dell’ordine politico sovranazionale, dall’Onu all’Ue, sembrerebbe di sì.

Inoltre, constatando l’avanzata di populismi, la crescita della destra e l’inadeguatezza di analisi del pensiero democratico a livello planetario della crisi globale, non c’è da stare tranquilli. Nel mondo globalizzato la “Politica” nazionale e sovranazionale non governa più l’economia e la finanza, alle quali appare sempre più assoggettata grazie al neoliberismo, pensiero unico della destra e della sinistra, degli ultimi decenni. D’altra parte, valutando positivamente i lenti processi di uscita dalla crisi globale dell’occidente e l’esistenza di movimenti alternativi democratici progressisti a livello globale, ancorché divisi, si può sperare di uscire dal tunnel. Tra l’altro, la crescita delle diseguaglianze, della povertà assoluta e del rischio di povertà dei ceti medi sta attivando nuove elaborazioni politico-economiche di “governance” democratica della crisi globale le quali, se convalidate dal consenso popolare, possono assicurare un futuro più sereno.

L’Italia vive in questo contesto come area di confine nel Mediterraneo, dove si riversano i migranti che fuggono dalle guerre e dalla povertà. Un’Italia che ancora nel XXI secolo subisce le contraddizioni dello sviluppo duale (Nord/Sud) della sua economia, della presenza diffusa di corruzione e mafie e, purtroppo, dell’inadeguatezza della classe dirigente. Non solo di quella politica ma anche di quella economica. Basta pensare al passaggio di mano dei grandi gruppi industriali italiani verso multinazionali che sfuggono al controllo dei governi nazionali. Dall’auto all’agroalimentare, dalla farmaceutica alla delocalizzazione dei call center, l’apparato produttivo nazionale italiano si regge, per fortuna, grazie a un ricco tessuto di piccole e medie imprese. Le grandi famiglie capitalistiche italiane sono scomparse dal mercato della produzione di beni e si sono rifugiate nella rendita parassitaria finanziaria. Il recente referendum istituzionale italiano è stato un’occasione che ha fatto esplodere, al di là del contenuto, questi temi. L’illusione di una crescita che avrebbe  cancellato squilibri e paure non ha retto. Il Pil sarà pur cresciuto di un punto, ma la diseguaglianza e la povertà molto di più, rendendo insopportabile le attuali condizioni di vita a milioni di persone.

Il referendum ha confermato che la società italiana è viva e capace di pretendere un cambiamento. La grande partecipazione popolare al voto referendario è un segnale democratico che va colto soprattutto da quel mondo del centrosinistra presentatosi diviso e incapace di leggere la crisi sociale del paese. In caso contrario, come sempre è avvenuto nella storia, potranno affermarsi quelle forze che sulla paura della gente fondano il loro successo.

Nel suo piccolo il Centro Studi Pio La Torre, con i suoi strumenti -progetto educativo antimafia con le scuole medie superiori italiane, rivista ASud’Europa,  studi e convegni,  promozione, col “Comitato No Povertà”, del disegno di legge regionale di iniziativa popolare contro la povertà assoluta, assieme alla Cgil e altre associazioni, del ddl “Io riattivo il lavoro”, elaborazione, nel trentennale del Centro, di un decalogo di proposte politiche e legislative antimafia per molti aspetti innovativo- si è configurato come un centro di cultura laica e democratica che sulla scia di un’antimafia,  intesa come conseguenza di un impegno generale di cambiamento della società perseguendo uguaglianza e giustizia sociale, ha fatto la sua piccola parte senza proporsi come unico soggetto presente nella società, senza rivendicare privilegi, ma attento ai bisogni di libertà e democrazia del paese.

Nel 2017 il Centro Studi continuerà, ove è possibile, a fare la sua parte. Dalla celebrazione del 35° anniversario dell’uccisione di Pio La Torre e Rosario Di Salvo alla quale è stato invitato il Presidente della Repubblica, alla realizzazione di una rete di collaborazione tra enti di ricerca sul tema dell’evoluzione della mafia e del sistema politico-mafioso, cogliendone le nuove condizioni di subalternità tra mafia, politica e affari, con la consapevolezza che tutto non può essere ricondotto alle mafie, ma guai a non considerarne il  contrasto tra le priorità della politica e della governance democratica del paese.

È quanto abbiamo cercato di dire a quegli oltre diecimila studenti medi che ogni anno da ben undici anni (quindi per un totale di 110mila) hanno seguito assieme ai loro docenti il progetto educativo antimafia del Centro La Torre, cercando di farci ascoltare anche dalla classe dirigente. Buon anno!

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