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“Sul fronte del mare”, documentario dalla frontiera adriatica dimenticata

 

Il mediometraggio di Raffaella Cosentino che racconta le frontiere dal punto di vista di un ex poliziotto

«Ho voluto mostrare le politiche di frontiera da un altro punto di vista, quello di chi esegue gli ordini, che possono minare la coscienza, e per i quali talvolta diventa difficile guardarsi allo specchio una volta tornati a casa». A raccontare del suo ultimo lavoro è Raffaella Cosentino, giornalista.

Il punto di vista centrale rappresentato è quello di un ex poliziotto, Nicolò Montano, per 40 anni in Polizia e per 30 in quella di frontiera. Si trovava a Bari nel 1991 quando è arrivata la nave Vlora con 20.000 albanesi. Ed è sempre a Bari che Montano ha iniziato a porsi mille domande: “per me essere poliziotto voleva dire prendere criminali, e lì io non ne ho visti”. A fare da scenario un mare, l’Adriatico, che delimita i confini orientali dell’Unione europea. L’idea del mediometraggio è nata dall’ultimo lavoro della Cosentino, “Eu 013 l’Ultima frontiera” «tre anni fa mi sono ritrovata con immagini girate alla frontiera adriatica, un confine dove la principale finalità è quella rimandare indietro i migranti. La parte adriatica è la frontiera meno raccontata, m’interessava documentarla».

Nel suo dualismo tra coscienza e dovere, «Montano, il protagonista del mediometraggio Sul fronte del mare, è stato definito un po’ un personaggio pasoliniano, del Pasolini dalla parte dei poliziotti durante il ’68 fuori dalle università. Io penso che Montano ci rappresenti, personificando una frattura della nostra coscienza collettiva, di fatto tutti noi non portiamo avanti a sistema di coscienza civile, la nostra libertà di movimento ha come prezzo quello di non far muovere gli altri», spiega Cosentino.

Accanto allo sguardo di Montano, nel documentario trova spazio anche quello dei suoi colleghi attualmente in servizio.

Una frontiera che respinge

Raccontare la frontiera è anche mostrarne il limbo per antonomasia, i centri di identificazione ed espulsione, i Cie. Montano in particolare si batte a fianco dell’avvocato Luigi Paccione per la chiusura di quello di Bari; è una lotta che dura da anni per “chiedere la chiusura di strutture nelle quali è limitata la libertà personale e dove non ci sono regole precise da rispettare“, ribadisce nel documentario Paccione.

Inferriate, porte chiuse, letti ammassati, scanner di camion che mostrano gli angusti nascondigli dove sono nascoste le persone, sono le immagini forti che rimangono impresse negli occhi e nella memoria. Fotogrammi che raccontano anche di un mare, il Mediterraneo nel quale, secondo i dati di Unhcr, nel 2016, sono 3930 i morti o dispersi. In base alla nazionalità i tre principali paesi di origine sono la Siria, l’Afghanistan e l’Iraq. I poliziotti di frontiera intervistati usano in maniera ricorrente la parola “ondata”, drammaticamente calzante in relazione a un mare di morte com’è diventato il Mediterraneo.

Il problema della frontiera è quindi più che mai attuale, «gli sviluppi futuri più preoccupanti riguardano la rotta libica e l’addestramento di guardia costiera e marina libica attraverso le operazioni europee di Eunavfor Med, realizzate affinché i libici possano soccorrere i migranti e riportarli in Libia, ovvero da dove sono appena scappati. Di fatto sono respingimenti, anche se tecnicamente non possono essere definiti così. Se infatti i migranti fossero accolti sulle navi europee e riportati in Libia, si tratterebbe di respingimento collettivo, quindi illegale. Facendo subentrare direttamente dai libici il problema non si pone. Il problema tuttavia è ancora un altro: gli accordi con Turchia, Libia e non solo si basano su un’illusione, ovvero quella di avere come alleati nella gestione delle frontiere, regimi totalitari o paesi in una situazione di guerra civile. Si tratta di scelte che abbiamo portato avanti sino ad ora: appoggiare governi autoritari per perseguire obiettivi di politica internazionale, situazioni che oggi sono esplose rimettendo in piedi lo stesso sistema. Cosa pensiamo di ottenere?», domanda la giornalista?

E dopo la presentazione il 15 ottobre al Terra di tutti film Festival a Bologna, la prossima proiezione sarà a Palermo l’11 novembre presso l’Auditorium Rai. L’obiettivo è diffondere il documentario come strumento di riflessione e dibattito. «Se anche dovesse rimanere impressa una frase, un’immagine, sarebbe un punto di partenza», conclude Raffaella Cosentino; un primo passo necessario per risvegliare le coscienze.

Da cartadiroma

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