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Scelta e Tradimento

 

Scegliere è faticoso, spesso doloroso, e qualche volta è anche pericoloso. Ma è la capacità di scegliere che ci rendere – drammaticamente, secondo Kierkegaard – esseri umani. Per fortuna, raramente siamo posti di fronte alla terribile scelta di Abramo, al quale il Dio biblico chiede di sacrificare il figlio Isacco, come supremo atto di fede (chissà se il lieto fine era scontato?), ma ogni volta che riflettiamo con attenzione su una possibile scelta, siamo assaliti da un sottile fremito di angoscia.

La scelta di Gianni Cuperlo, l’elegante intellettuale triestino che pensa e parla senza accento, di andare qualche giorno fa alla manifestazione del Pd, voluta da Matteo Renzi per sostenere il sì al Referendum, probabilmente gli ha provocato un brivido di angoscia, ma gli ha attirato il sospetto di tradimento da parte dei diffidenti “compagni” che adesso gli sono più prossimi.

Naturalmente non è vero. Forse la sua scelta è stata dettata da un frammento di un’antica disciplina ormai estinta, ma il sospetto dei “compagni” è il sintomo di un pensare obsoleto, quando le ideologie dettavano la verità e l’appartenenza era pietrificata dalla storia. Nanni Moretti, da sempre contrario a ogni irrigidimento ideologico, lo sapeva già, e si limitava a chiedersi se lo si sarebbe notato di più se andava o non andava a una festa. Adesso, che la verità è diventata liquida, scegliere è sempre più difficile e la stessa nozione di “tradimento”, forse, è cambiata. Anche il voto degli elettori, pietrificato fino alla caduta del muro di Berlino, è diventato “inaffidabile”, e fa impazzire chi si occupa di sondaggi e chi vi si affida.

Adesso si “tradisce” con grande facilità, sia l’antico partito di riferimento, che intanto ha cambiato nome e anima mezza dozzina di volte, sia quando si vota il sindaco, scegliendo la persona, al di là dell’appartenenza politica, sia quando si decide –con il rischio di sbagliare- di restare o andarsene dall’Europa unita, costruire un muro contro l’invasione dei migranti o ristabilire la pace tra narcos rivoluzionari e lo stato.

Il difficile referendum che ci attende il 4 dicembre, su una parziale modifica della Costituzione e sulla (un po’ pasticciata) semplificazione istituzionale, proprio per la sua complessità, sembra aver fatto riemergere antiche rigidità ideologiche. Se da una parte c’è stato un appassionato interessamento sulla Costituzione, dall’altra c’è stata una inquietante riscoperta del dualismo tra buoni e cattivi, noi e loro, apocalittici o integrati. E chi accenna a una titubante riflessione dialettica, soprattutto con se stesso, rischia di entrare nella schiera dei “traditori”. Davvero si può studiare, amare, divulgare la Costituzione e votare “sì” al suo presunto stravolgimento autoritario? No, non è possibile e quindi si “transea” nel campo avverso e si diventa dei “traditori”. Poi, certo, il referendum si è alienato, è diventato altro, occasione di vendette e dispetti, oppure il tentativo di mandare complessi messaggi sul modo di governare a Matteo Renzi, utilizzando un assai semplificato codice binario, 0-1, acceso-spento, sì-no.

Non c’è da meravigliarsi, allora, se difronte all’aut-aut, o sì o no, che il referendum ci impone, molti provino una angoscia crescente, perché –in questo caso- non abbiamo criteri di scelta precostituiti dalla tradizione, dall’autorità, dalla storia.
I rispettati buoni maestri di una vita si sono divisi in campi fieramente avversi e noi siamo rimasti soli a decidere.

Allora, se si è incerti, se si brancola nel buio di una permanente indecisione e non si riesce ad orientare la propria scelta in un senso o nell’altro, forse c’è un piccolo e debole artificio empirico che può aiutare. Bisogna infilarsi in qualche discussione sul web sostenendo ora l’una ora l’altra posizione e poi bisogna misurare la quantità di insulti che provengo dai due campi avversi e scegliere la posizione di chi ha insultato di meno. In questo modo, almeno, non si tradirà la buona educazione e forse nemmeno la Costituzione.

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