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Referendum: è necessario un cambiamento almeno in TV!

 

La struttura informativa dei telegiornali, che osserviamo in questi primi giorni di campagna elettorale vera e propria sul referendum, proprio non va. Il premier, che ha dichiarato di non voler personalizzare il referendum, ogni giorno va in giro per l’Italia, e non solo, a fare campagna elettorale. Mi pare che qualcuno abbia parlato di circa 200 appuntamenti programmati da qui al 4 dicembre. Indubbiamente un bel sistema per spersonalizzare! Per molti che siano quegli appuntamenti non servono solo a convincere le migliaia o decine di migliaia di persone presenti, ma mi pare che servano soprattutto per “rimbalzare” sui telegiornali “notizie” del Governo, confezionate essenzialmente a favore del SI.

Non me ne voglia il Direttore, ma vorrei prendere ad esempio il TG1 che essendo il giornale di punta della Rai – servizio pubblico – dovrebbe costituire un esempio in termini di equilibrio. Dirò subito che qui non c’entra il periodo di par condicio vera e propria, che ancora non è iniziato. C’entra quell’elementare obbligo di pluralismo che, come la Corte costituzionale ha detto, c’entra sempre e soprattutto a ridosso delle scadenze elettorali e referendarie più importanti. Il modo di eludere la par condicio non è nuovo, lo aveva insegnato benissimo quel genio della TV che è Berlusconi e che faceva le sue campagne elettorali nell’anno precedente (come avvenne esemplarmente nel 2.000): acquistava un bel vantaggio e poi andava in campagna elettorale a mani basse. Mi pare che stia accadendo lo stesso ora, anche se il tema non è quello di andare in vantaggio, ma è quello di “recuperare” lo svantaggio. In pratica non è molto diverso.

Torniamo al TG1 di questi ultimi giorni ed osserviamo la struttura delle prime notizie. Già nei titoli si richiama con grande evidenza una presenza del presidente del Consiglio in qualche parte del Paese, una lezione alla scuola del PD, una inaugurazione a Napoli, un discorso a Torino e così via. In ognuna di queste occasioni il servizio del TG è confezionato con bella evidenza e con ampia durata (almeno 2 minuti), come si conviene ad un intervento del Governo. Non solo c’è il giornalista che illustra, con enfasi, il discorso di Renzi, ma ampi stralci sono “dal vivo”, con più di una frase ad effetto, attentamente selezionata. Anche la scenografia è utilizzata con cura, come alcuni giorni fa alla scuola PD, quando il premier era costantemente inquadrato con la sfondo (casuale) del logo di Basta un SI.

Significativa è anche la struttura del discorso, che poi diventa la trama del servizio. Si parla di tutto dell’Europa, dei migranti, dei giovani che lasciano il paese, dei nostri grandi progressi in economia, delle novità della legge di stabilità, dei vari tipi di bonus offerti e poi l’immancabile conclusione: con il referendum ci giochiamo tutto questo, addirittura per i prossimi vent’anni. Basta un Si per andare nel futuro, basta un No per tornare nel baratro.

Il servizio nel suo complesso dura più di due minuti, l’appello finale dura una decina di secondi. Come si conteggerà tutto questo ai fini della par condicio? Due minuti e mezzo o dieci secondi o niente, dato che quello è uno spazio dedicato alle notizie (?) del Governo. E’ interessante anche commentare il servizio, questa volta equilibratissimo nei tempi, dedicato al referendum. La durata è decisamente minore, quasi la metà di quello dedicato al Governo. Poco più di un minuto. In compenso i tempi sono equamente distribuiti tra il si ed il no.

C’è però da osservare la confezione. Il Si, in genere, è descritto come un fonte omogeneo e compatto, rinforzato da autorevoli testimonial economici, finanziari, internazionali preoccupati per quella stabilità  che solo il Si potrà assicurare. Il fronte del No è, invece, in genere e non troppo surrettiziamente presentato come un fronte eterogeneo (quando non invece come una vera e propria armata Brancaleone) ed i suoi testimonial sono costantemente identificati in Brunetta, Salvini ed ora anche in D’Alema (nonostante che lui abbia detto esplicitamente di non volersi confrontare con Renzi). E’ evidente che se questa impostazione informativa dei TG continuasse, la partita non sarebbe certamente ad armi pari. La par condicio vera e propria deve ancora cominciare e quando entrerà in vigore potrebbe essere troppo tardi.

Noi confidiamo seriamente sul rigore dell’arbitro che la legge ha previsto cioè l’Agcom. Guarderemo con attenzione ai suoi dati ed ai suoi interventi. Certo è un errore aver previsto, all’inizio un periodo di rilevamento dei dati, di ben due settimane: è decisamente troppo lungo per poter effettuare efficaci interventi correttivi.
Noi, con il Comitato del No, metteremo in piedi un piccolo osservatorio sui TG e sul rispetto della par condicio che guarderà ogni giorno il comportamento dei principali TG e lo spazio dedicato al SI e al NO e soprattutto lo spazio dedicato al Governo.

Non vorremmo proprio che dopo tutto il peso che il Governo si è attribuito durante la formazione della riforma costituzionale, ora, durante la campagna referendaria, qualcuno pensasse sapientemente di tenerlo artificiosamente fuori dai conteggi per la par condicio! Sarebbe proprio una beffa!

Fonte: “Il Fatto Quotidiano”

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