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Politkovskaja, morire per raccontare la verità

 

Nel frastuono della città, sotto una pioggia battente, ieri mattina si è svolto un presidio in memoria di Anna Politkovskaja  nei giardini a lei dedicati a due passi da uno dei centri nevralgici di Milano, piazza Gae Aulenti. Non è un caso che la manifestazione si sia svolta  nel bel mezzo della frenesia meneghina, seppur limitata dalla giornata del sabato. Articolo21 e Anna Viva, le due associazioni che hanno dato vita al presidio, non hanno voluto dedicare alla giornalista russa un momento di raccoglimento o di silenzio, come spesso accade – in maniera meramente liturgica- quando si ricorda una personalità importante per la nostra storia. Al contrario, hanno dato vita a un momento di riflessione, parlato e vissuto nonostante il tempo avverso, che ha evitato proprio quel silenzio che si cerca di far calare sull’assassinio della giornalista uccisa nel 2006.

Morire per raccontare la verità, per dare gli strumenti all’opinione pubblica di valutare il potere, sono concetti tutt’altro che scontati e superati. Anzi, in un momento di apparente ‘libertà di espressione elevata alla potenza’, in cui basta uno smartphone per poter condividere pensieri e riflessioni con il mondo intero, non bisogna dimenticare che, come Anna, migliaia di giornalisti in Italia e nel mondo vivono sotto la minaccia di coloro che non vogliono che emergano verità scomode, dal malaffare alla politica. E il pensiero va subito alle centinaia di giornalisti che dopo il tentato golpe in Turchia sono stati incriminati o censurati. O ancora allo strumento della ‘querela temeraria’, vera e propria arma usata anche e troppo spesso dai nostri politici per intimorire e minacciare la stampa. E da qui l’appello “tecnico”  di Gabriele Dossena, presidente dell’Ordine Giornalisti Lombardia, e di Paolo Perucchini, presidente dell’Associazione Lombarda Giornalisti, che chiedono al governo di intervenire per fermare questa pratica pericolosa.

Ma i protagonisti sono loro, gli studenti, che ascoltano, riflettono, intervengono: la presenza di delegazioni di ragazzi delle scuole medie superiori di Milano impreziosisce il presidio. Sono loro, nati lontano dagli anni della dittatura fascista, che hanno bisogno di riflettere e di ricordare, nell’epoca della grande confusione, sull’importanza della libertà d’espressione, diritto che non va mai sottovalutato, anche con la figura di una giornalista che ha sacrificato la sua stessa esistenza per amore della verità.

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