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Oman, arrestati giornalisti per un’inchiesta sulla corruzione

 

Nel sultanato dell’Oman parlare di corruzione non si può, specialmente se ciò ha a che fare col potere giudiziario.
Lo hanno appreso a loro spese tre giornalisti del quotidiano “Azamn”, arrestati a causa di un’inchiesta pubblicata il 26 luglio in cui il capo della Corte suprema veniva accusato di aver interferito in sentenze riguardanti imputati eccellenti, corrompendo i giudici dei relativi processi.
Il primo a essere arrestato, due giorni dopo, è stato il direttore di “Azamn”, Ibrahim al-Maamari.
Il 3 agosto è stata la volta di Zahr al-Abri, l’autore dell’inchiesta.
Il vicedirettore Youssef al-Haj ha allora preso la decisione di continuare l’inchiesta, pubblicando tra l’altro una sorta di intervista a puntate al vicepresidente della Corte suoprema, Ali al-No’mani, il quale ha confermato gli episodi di corruzione.
A mezzogiorno del 9 agosto, Youssef al-Haj è stato arrestato. Poco dopo il quotidiano e la sua versione online sono stati chiusi su ordine del ministero dell’Informazione.
Le esatte accuse nei confronti dei tre giornalisti di “Azamn” non sono state ancora formulate.
L’agenzia d’informazione statale ha intanto diffuso una dichiarazione, attribuita a una non meglio precisata fonte governativa secondo la quale gli articoli sulla corruzione hanno rappresentato “una flagrante violazione dei limiti e dell’etica della libertà d’informazione” e hanno danneggiato una delle più importanti istituzioni del paese.

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