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Strage Orlando: 49 vite stroncate dall’odio omofobico e dal fanatismo religioso. Mai più

 

Quella di Orlando è la strage col maggior numero di vittime della storia americana: 49 morti più l’attentatore, 53 feriti e uno choc che lascerà il segno a lungo e che influenzerà tutta la campagna elettorale per la presidenza Usa. Omar Mateen, l’assassino, ha “scelto” il locale gay Pulse di Orlando a 200 km da casa sua. Non si può quindi dire che sia stata una scelta a caso e che ci possano essere dei dubbi sulla matrice omofoba. Sembra incredibile, ma molti commentatori non credono che il movente sia questo nonostante che tutte le vittime siano gay o lesbiche. Negli Usa Hillary Clinton ha espresso subito la sua solidarietà alla comunità lgbt, in Italia lo hanno fatto pochi politici e nessuno della destra che non ha perso tempo per fare dall’islamofobia a buon mercato sparando sul mucchio.

Gli omosessuali sono imbarazzanti persino quando vengono assassinati perché la cappa omofobica non è fatta solo di aggressioni, di Adinolfi che fa addirittura un partito che si presenta alle elezioni contro gli omosessuali, di fascisti e nazisti vari, ma anche dal silenzio, dall’ignorare le richieste della comunità lgbt tra cui quella di portare in porto la legge contro l’omofobia ferma al Senato da un anno. L’omofobia è così forte che non si ferma nemmeno dopo la strage. Proprio a Orlando un imprenditore ha licenziato uno dei ragazzi che si è salvato dal Pulse scoprendolo omosessuale per la sua testimonianza in tv. Ed è così forte che la donazione di sangue da parte dei gay è stata rifiutata: gli omosessuali possono versare sangue ma non donarlo.

Che la strage di Orlando ponga a tutti un problema di sicurezza mi sembra evidente e in particolare anche per la comunità lgbt italiana impegnata quest’anno nell’organizzazione del Pride in 20 città. Anche negli Usa sono programmate molte manifestazioni del Pride e in Florida proprio per la prossima settimana. Sono spesso cortei imponenti dominati dall’allegria e dalla “gayezza”. In tutta la storia occidentale i Pride non mai stati teatro di violenze o scontri. Non è un caso che la comunità lgbt Usa sia tra i pochissimi gruppi che si batte contro la corsa alle armi e infatti al Pulse nessuno era armato. Possiamo immaginare il mix di omofobia e maschilismo in chi, come Omar, detesta chi non è violento, chi non va in giro con la pistola considerato un debole e un traditore.

Abbiamo visto in questi anni di dominio dell’Isis in Iraq e Siria gli omosessuali legati a una seggiola e buttati dall’ultimo piano di un edificio.
In 9 paesi a teocrazia islamica è prevista la condanna a morte per gli omosessuali. In Egitto e Tunisia ci sono stati processi plateali a gruppi di omosessuali. Ma stavolta qualcosa è cambiato al punto che negli Usa le comunità islamiche hanno espresso solidarietà al mondo lgbt promuovendo addirittura una raccolta fondi per le vittime. E’ la prima volta che succede ed è un segnale importante.
Intanto piangiamo 49 ragazzi che volevano solo divertirsi in pace, 49 vite stroncate dall’odio omofobico e dal fanatismo religioso e gridiamo con forza: mai più!

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