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Addio a Giuseppe Ferrara, regista del cinema militante

 

E così se n’è andato anche Giuseppe Ferrara, il regista del cinema militante e del realismo integrale. E’ morto in povertà, in ospedale, da molti persino dimenticato. E sì, perché il baricentro culturale si è spostato molto, in territori lontanissimi dai suoi racconti-verità. Occupati dal pensiero unico del liberismo dell’immaginario. Quelli, invece, hanno fatto grande un’esperienza così coraggiosa e tenace, senza bavagli: “Il sasso in bocca”, “Faccia di spia”, “Panagulis vive”, “Cento giorni a Palermo”, “I banchieri di Dio”, “Il caso Moro”, “Guido che sfidò le Brigate Rosse”, oltre ad una serie per la televisione inedita (“Roma nuda”) e alla collaborazione con Cesare Zavattini ne “I misteri di Roma”. Zavattini, Rosi sono riferimenti di un intellettuale impegnato fin da giovane, colto e deciso. Non sembri facile il modello di docu-film di Ferrara. Ogni titolo evoca una ricerca spesso difficile, condotta tra ostacoli visibili e invisibili. La storia attraverso l’audiovisivo ha una forza straordinaria, e la miscela tra realtà e narrazione è un linguaggio di straordinaria efficacia. Non per caso la mano censoria, spesso nascosta sotto la maschera del Mercato, incombe su ciò che infastidisce le “memorie ufficiali”. E non per caso l’Italia è piena di misteri irrisolti.
Com’è attuale Ferrara, ora che la sua impostazione viene ripresa –magari in modo raffazzonato- in tanta parte della produzione, ivi compresi i talk televisivi. La realtà, del resto, sta esondando dovunque. Del resto, i maggiori successi seriali, da “Gomorra” a “Romanzo criminale”, gli sono in qualche modo debitori.
Eppure, il silenzio è calato e solo la morte, al solito, risveglia un po’ le coscienze.
Ferrara ha accompagnato anche l’attività dell’associazione degli autori cinematografici, nelle varie iniziative per la difesa del cinema italiano ed europeo, nonché nella eterna discussione sulla riforma dei media. Partecipava anche alle riunioni del Pdup, di cui fu simpatizzante a lungo. Una personalità seria e rigorosa, uno spirito polemico e mai prono. Va ricordato in modo non retorico. Anzi. Perché la Rai non dedica al regista scomodo una personale che ne faccia conoscere l’immenso lavoro? O dobbiamo arrenderci all’eterno ritorno di James Bond?
Martedì mattina –dalle 10 alle 13- ci sarà la camera ardente a Roma, la città adottiva del toscano di Castelfiorentino. Adottiva e attrattiva. In Campidoglio, giustamente.

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