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Indiani in piazza. Chiedono solo condizioni di vita e di lavoro accettabili

 

Gli uomini senza diritti sono scesi in piazza per il primo sciopero generale dei braccianti agricoli della provincia di Latina. Sono quasi tutti indiani e si sono radunati sotto la Prefettura, in piazza della Libertà. E questa volta il nome ha un suo valore intrinseco.
Una protesta ordinata ma decisa, dove la parola più ripetuta è stata “busta paga”, detta in italiano nei discorsi in lingua punjabi. Erano in 600 davanti alla tenda rossa della Flai Cgil che ha organizzato la manifestazione del 18 aprile, quella che segna l’inizio della prima vertenza territoriale sul rispetto dei diritti dei lavoratori impiegati in agricoltura, la seconda voce del pil della provincia di Latina dopo quella delle industrie chimico-farmaceutiche. Dovevano essere molti di più ma tanti gruppi sono rimasti bloccati all’ingresso della città o molto più verosimilmente non hanno potuto aderire perché fermati dai “padroni”.

C’è molta tensione nelle campagne dell’agro pontino, ci sono state minacce anche ad alcuni sindacalisti e si avverte la sensazione che lo sfruttamento del lavoro in agricoltura sia arrivato ad un punto di non ritorno perché sono state glissate tutte le regole. Le aziende del settore hanno fatto cartello e tutti i lavoratori (anche italiani e rumeni) vengono pagati meno della metà di quanto previsto dal contratto, che prevede una retribuzione giornaliera di 55 euro lordi per 6,5 ore di lavoro; in realtà la paga giornaliera è di 30 euro per almeno dieci ore e inoltre non vengono riconosciute ferie né periodi di malattia e non viene erogato il bonus statale di 80 euro indebitamente trattenuto seppure inserito in busta paga. Le imprese agricole dell’agro pontino godono di sgravi fiscali in quanto la zona è classificata come svantaggiata. In tutto il comparto lavorano 20mila persone e se un giorno solo si fermassero tutte per una settimana ci sarebbero problemi di approvvigionamento nei mercati ortofrutticoli italiani ed europei, vista la portata della produzione. Sapere che l’industria agricola della provincia di Latina si fonda sullo sfruttamento e sul caporalato è una necessità sociale e morale  e lo sciopero dei braccianti indiani lo ha dimostrato.

Alla manifestazione erano presenti anche il responsabile regionale di Libera, Fabrizio Marras,  e Marco Omizzolo, il sociologo che per primo ha sollevato il caso dei nuovi schiavi nell’agricoltura pontina. Per il resto quasi nessuna solidarietà dal mondo politico, impegnato in una campagna elettorale per il rinnovo del consiglio comunale di Latina tutta incentrata su urbanistica e affari. Il destino e le elezioni hanno voluto che lo stesso giorno del corteo anche Matteo Salvini fosse in zona, a Terracina (cuore dell’agricoltura) e Latina dove ha proposto gli stessi slogan portati altrove, via gli immigrati, via gli zingari. E’ arrivato a corteo finito Salvini, altrimenti avrebbe potuto leggere lo striscione posto sotto al palco di piazza della Libertà, “Stesso sangue, stessi diritti”, e avrebbe potuto guardare da vicino, negli occhi, i lavoratori che hanno una busta paga falsata e si battono per ottenere condizioni di vita e di lavoro accettabili, senza dover ricorrere al doping dell’oppio per sopportare la fatica.

Gli immigrati indiani in tutta la provincia sono 9.100 secondo i dati dell’Ufficio immigrazione, oltre 8000 vivono nel triangolo d’oro dell’agricoltura, ossia tra Sabaudia, San Felice Circeo e Terracina. A Borgo Hermada c’è la comunità più integrata, è un quartiere alle porte di Terracina ad altissima vocazione agricola e zootecnica e qui in alcune classi i bambini indiani sono quasi la metà del totale, i fratelli più grandi stanno nelle squadre di calcio e all’istituto professionale di Stato. In quel distretto tutte le scuole pubbliche nel pomeriggio tengono corsi di italiano per adulti e anche questa formazione linguistica è alla base della crescente cognizione dei diritti sindacali dei braccianti che da quest’anno hanno intentato le prime cause davanti al giudice del lavoro del Tribunale di Latina per  il riconoscimento della retribuzione come da contratto collettivo nazionale. E intanto a Pontinia si è tenuto il primo torneo provinciale di cricket e c’è una squadra mista di giovani indiani e italiani che si fa spazio nei campionati. Anche se Matteo Salvini non lo sa o nessuno glielo ha detto,  l’aria nelle campagne pontine sta cambiando e si sente il profumo della democrazia e dei diritti proprio qui, in piazza della Prefettura a Latina, sì esattamente la stessa dove si affacciava il duce Mussolini.

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