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“Il patto del Mediterraneo contro i muri d’Europa. Ricordare serve a lottare con consapevolezza”. Intervista a Giusi Nicolini

 

Nel giorno in cui entra in vigore l’accordo tra Europa e Turchia che rimanda indietro chi chiede protezione e rifugio, un’altra Europa inizia a prendere forma e a scrivere una politica diversa fondata su accoglienza, sviluppo, sostenibilità. È l’Europa delle isole che vuole costruire ponti e abbattere i muri.
“Abbiamo stretto un accordo tra Barcellona, Lampedusa e Lesbo. Il primo nucleo di un patto del mediterraneo, dei comuni, dei territori, delle isole che si uniscono per fare politiche concrete sul territorio, politiche di sviluppo e di solidarietà. Politiche fondate sul turismo, sulla sostenibilità ambientale e sulla accoglienza ai profughi, temi che non sono affatto in antitesi, ma che possono convivere tranquillamente, come Lampedusa ha dimostrato da tempo. Ci siamo incontrati a Barcellona per gettare le basi, in prospettiva il patto servirà a sviluppare politiche sul mediterraneo che ci renderanno capaci di interloquire in maniera forte e unita con Bruxelles.”

Non è un caso che questo patto nasca proprio adesso che l’Europa ha stretto un accordo con la Turchia che va nella direzione opposta, il contrario di accoglienza…
“No, certo, non è un caso. È la risposta, deve essere la nostra risposta, la risposta del Mediterraneo a un’Europa che sembra voltargli le spalle. Ed è un modo per dimostrare in concreto quello che noi siamo capaci di fare nonostante il Mediterraneo non sia entrato in nessun modo nelle logiche politiche comunitarie: dall’accoglienza ai profughi, alle politiche per la pesca, per il turismo, lo sviluppo. Vogliamo scrivere la nostra agenda politica e vogliamo avere una voce forte, che le istituzioni d’Europa non potranno non ascoltare.”

Lampedusa ha insegnato al mondo come si fa accoglienza. Che giudizio ha dell’accordo tra Ue e Turchia?
“È terribile e inutile. I numeri delle persone che stimano di respingere sono davvero banali rispetto alle dimensioni del dramma e i soldi che spenderanno sono uno schiaffo in faccia a chi in questo momento nei campi profughi sta soffrendo in un modo insopportabile. È uno schiaffo alle politiche di cooperazione che andrebbero attivate, alle politiche di pace. È una strategia che riduce i diritti ed è in assoluta controtendenza rispetto ai segnali che sembravano essere nati dopo il naufragio di Lampedusa con l’avvio di Mare nostrum e le operazioni dei paesi europei di sostegno all’Italia nei soccorsi e soprattutto nei piani di ricollocamento. Siamo tornati completamente indietro, è una inversione di marcia. Una cosa atroce.”

Renzi ha detto che potremmo replicare gli accordi con la Turchia anche con la Libia…
“Come facevamo prima con Gheddafi, dandogli soldi in cambio del blocco delle partenze? Credo che sia una politica miope, forse capace di ridurre qualche migliaio di arrivi. Ma rende i viaggi più pericolosi, aumenta i morti e non è mai servita a fermare i viaggi della speranza. Mi sembrano risposte propagandistiche che ascoltano la pancia del continente, quella che vuole incutere paura. Sembra che oggi siano l’estrema destra, il razzismo e la xenofobia a dettare le politiche all’Unione Europea. Danno retta alla pancia e assecondano paure infondate, invece dovrebbe essere tutto il contrario.”

In questo quadro la legge che fa del 3 ottobre la Giornata della Memoria appena approvata dal parlamento italiano, che forma prende?
“È una vittoria enorme quella che siamo riusciti ad ottenere, un grande risultato per il Comitato 3 ottobre perché mai come adesso c’è bisogno di ricordare quel naufragio che sembrava dover cambiare la prospettiva sul mediterraneo. È importante ricordare non tanto in termini di celebrazione, ma in termini di lotta. Quella strage è riuscita a cambiare le cose solo in parte, ha cambiato la percezione del problema nell’opinione pubblica perché ora il mondo sa cosa avviene nel Mediterraneo, ma la risposta che pretende di dare oggi l’Europa va nella direzione opposta, sembra non conoscere ciò che succede, dimostra di non capire le dinamiche che determinano la fuga delle persone dalla guerra e dalla miseria. È antistorica e inutile e crudele, produrrà effetti contrari a quelli che si aspetta. La sola certezza che abbiamo è che già infligge sofferenza a chi è costretto a vivere e a nascere nel fango e costringerà le persone in fuga a rischiare sempre di più la propria vita. Se chiudi una porta chi scappa troverà sempre il modo di passare. È più che mai necessario che il 3 ottobre, la giornata della memoria venga celebrata ovunque, non solo a Lampedusa che già lo fa da due anni. E soprattutto bisogna che in tutte le scuole d’Italia e d’Europa, nei comuni, nei territori si possa avviare un processo di conoscenza per studiare e capire quello che accade e conoscere chi arriva dal mare. È un modo per difendersi dalla cattiva informazione che vuole incutere paura, un modo per costruire coscienze critiche, un modo per testimoniare la nostra lotta contro l’indifferenza e l’egoismo di chi alza muri per proteggere i confini, invece che proteggere le persone, proteggere la vita.”

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