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Mogadiscio come il Bataclan di Parigi. E intanto una legge bavaglio somala impedisce ai giornalisti di testimoniare quanto accade

 

La sera di giovedì scorso il terrore in stile Daesh ha fatto la sua comparsa in Somalia. A Mogadiscio si è applicata la tecnica del Bataclan di Parigi: i terroristi se la sono presa con la folla allegra della vigilia della festa nell’area trendy della capitale, sul lungomare a nord dove la vita è ripresa recentemente con entusiasmo mescolando cittadini di tutte le età e le classi sociali.

Si è trattato di un attacco contemporaneo al ristorante Lido Sea Food e al vicino Beach View Hotel in cui erano in corso manifestazioni gioiose. Un matrimonio, una cerimonia istituzionale, una festa di laurea. In quest’ultima sono rimasti uccisi tre fratelli, un maschio e due femmine: Abdiqahir Mohamed Kheyre di 24 anni, laureando in medicina, Fardowsa Mohamed Kheyre di 22 anni già laureata e in attesa di partorire e Nicima Mohamed Kheyre di 15 anni iscritta al primo anno di liceo. Fardowsa è morta facendo scudo col proprio corpo alla sua primogenita ed al figlio di Abdiqahir, entrambi di quattro anni e rimasti feriti.

Nel Beach View Hotel il commando, arrivato dalla spiaggia su un’imbarcazione, è salito ai piani dove sono state sfondate le porte delle stanze gettando sulle persone che vi si erano rifugiate piogge di proiettili e bombe a mano.

Non è ancora chiaro il numero complessivo dei morti: per ora il governo ne ha dichiarati 20 con un numero incerto di feriti ricoverati in tre ospedali. La popolazione parla di 90 morti e oltre 100 feriti. Una carneficina aggravata dalla mancanza dei soccorsi. La polizia ha circondato la zona degli attentati mentre erano in corso e solo la mattina successiva si sono potuti prestare i primi soccorsi ai feriti.

Come per gli attacchi di Parigi, anche a Mogadiscio l’organizzazione è stata attribuita a chi ha conosciuto l’ospitalità europea, più esattamente in Olanda. La mente del duplice e contemporaneo attentato di giovedì sera è stata indicata in Ismail Muse Ahmed Guled, nato a Mogadiscio ma appartenente ad una famiglia originaria del Somaliland rifugiatosi in Olanda nel 1992. Ha anche vissuto e lavorato a Londra dove nel 2012 è stato perseguito per aver staccato un orecchio ad un suo collega indiano nel corso di una rissa. Si ritiene che abbia organizzato anche l’attentato del 24 maggio 2014 a La Chaumière, in Menelik Avenue di Gibuti, ristorante popolare fra gli occidentali in cui rimasero feriti sei militari olandesi. A lui è stato attribuito anche l’attentato del febbraio 2015 all’Hotel Centrale di Mogadiscio dove rimasero uccise 25 persone, tra cui ministri ed alcuni parlamentari. In quest’ultimo caso fu sua moglie Lula Ahmed Dahir, che lavorava part time nell’albergo da quattro mesi, a farsi esplodere e in un primo tempo si ritenne che anche lui fosse deceduto come kamikaze nell’attentato. Pure Lula Ahmed Dahir era una somalo-olandese ed ha lasciato sei figli orfani. Ismail Muse Ahmed Guled è stato sposato diverse volte e altrettante volte ha divorziato.

Nonostante la gravità di questi ultimi attentati a Mogadiscio, il Presidente Hassan Sheikh Mohamud si è recato sul posto dove ha preso un cappuccino ed ha pronunciato un discorso in cui ha detto che un piccolo gruppo non potrà interrompere il progresso della Somalia. Non ha però ritenuto di disporre funerali di stato, né ha ordinato bandiere a mezz’asta e, per colmo di noncuranza, ieri si è recato in Giordania per partecipare ad una riunione su Medio Oriente e paesi africani e dove, ironia della sorte, terrà una lectio magistralis sul tema “Come si affronta il terrorismo”. Dal canto suo anche il Presidente del Parlamento Jowari, che era in visita ufficiale a Baghdad, non ha ritenuto di interrompere il viaggio che prosegue anche in questi giorni.

E’ stato così tracciato distintamente il confine che passa tra uno statista e chi esercita il potere per un fine personale. La popolazione di Mogadiscio è stata lasciata sola a piangere i suoi morti.

Si apprende adesso che Ismail Muse Ahmed Guled, arrestato l’altro ieri dall’intelligence somala per il duplice attentato sul lungomare di Mogadiscio, è stato liberato, ma si apprende anche che è assiduo frequentatore della casa del Ministro per la sicurezza nazionale Abdirizak Mohamed Omar che, a sua volta, è nipote del Presidente Mohamud. Sicurezza e intelligence, in Somalia, sono appannaggio della famiglia del Presidente.

Impossibile fare maggiore chiarezza. A Mogadiscio la settimana scorsa è stata approvata una legge bavaglio che impedisce ai giornalisti di testimoniare quanto accade nel paese dovendosi attenere alle informazioni ufficiali e perfino ai saggi (gli helders) è proibito rilasciare dichiarazioni. Così si pretende di zittire un’intera popolazione.

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