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“Il peggior titolo di giornale” alla Leopolda di Renzi. Il bavaglio non ha frontiere di colore politico

 
Il breviario di futuro composto da elementi limpidissimi come democrazia, libertà, apertura, confronto si è sporcato nell’invito dal palco della Leopolda a votare il “peggior titolo di giornale”.
Un breviario indispensabile per rivelarsi diversi da un passato troppo recente da dimenticare in cui la parola contraria si oscurava nell’adozione di subdole censure.
Negare se stessi, i propri ideali, risulta più crudele a volte di un grido di fascismo in cui il linguaggio della libertà di stampa è per genesi torturato, umiliato e oscurato, bisogna sì affermare la propria verità ma questo non contempla la paura del pensiero opposto, paura che si tramuta in tecnica di giudizio, sberleffo, delegittimazione o umiliazione da parte di chi è alla guida di un partito o di un governo.
Nell’aspirazione di cancellare una sola voce il linguaggio dell’umanità perde, la conoscenza è tradita, e l’utopia di abitare un paese in cui il potere sceglie il rispetto inesorabilmente sconfitta.
Risorse di intelligenza e di cambiamento che mettono alla gogna caratteri d’inchiostro che appartengono al sentire di altri uomini lasciano l’Italia immiserita, la nostra realtà storica racconta di un luogo in cui giornalisti, poeti, scrittori, filosofi, liberi pensatori hanno sconfitto con la vita il peso della paura, la loro rivolta non merita il grottesco spettacolo  inscenato in queste ore ma ancor di più non merita la sonnolente reazione di chi non è stato direttamente colpito.
L’ambizione di tenere imbavagliata la parola non ha frontiere di colore politico e ripugna la vocazione cieca e reazionaria di limitare il diritto di esprimersi, se il consiglio ai giovani presenti alla Leopolda era quello di non leggere alcuni quotidiani o di alimentare la speranza di vederli morire l’Articolo21 della costituzione italiana rivive nelle parole di Albert Camus in “Mi rivolto dunque siamo”: Chi oggi potrebbe sentirsi o dirsi libero finché questa terra di libertà è soggetta all’arbitro? Ogni volta che nel mondo un uomo viene incatenato anche noi lo siamo insieme a lui. La libertà ci deve essere per tutti o non c’è per nessuno. È l’unica forma di democrazia per cui valga la pena di sacrificarsi.

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