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Fnsi: il nuovo Presidente che sogno è un uomo, prima ancora che un giornalista, innanzitutto libero

 

Abbiamo bisogno di unità, abbiamo bisogno di un Presidente che non risponda a correnti ma neanche a “spifferi”.Fra pochi giorni avremo il successore di Santo Della Volpe. Il Presidente della Federazione Nazionale della Stampa che io sogno è un uomo, prima ancora che un giornalista, innanzitutto libero.

Libero da partiti e rigide idee politiche, libero di battere i pugni contro gli editori ed i politici che ci vogliono “imbavagliare”.
Libero di stare accanto a chi lotta per una vera informazione autonoma. Libero di andare nelle periferie e stare accanto ai tanti colleghi – basti vedere lo splendido lavoro fatto da Ossigeno per l’Informazione – che ogni giorno vengono insultati, minacciati e querelati per il sol fatto di scrivere.
Libero di difenderci dalle querele temerarie, nel solco proprio di Santo Della Volpe.

Un presidente che sia custode dell’Articolo 21 della Costituzione che sappia illuminare i nostri passi e comprendere come raccontare la verità non sia solo un diritto ma un dovere. D’altronde un giornalista che non scrive la verità, che non si guarda intorno, che non ha il coraggio di denunciare, non è solo una persona che semplicemente non sta facendo il proprio dovere nei confronti dell’opinione pubblica, ma avrà anche la responsabilità di portarsi sulla coscienza i dolori, le sopraffazioni e le ingiustizie subite dalle migliaia di cittadine vittime delle mafie, del malaffare, della corruzione.

E’ per queste ragioni che, secondo me – umile iscritto ed innamorato dell’idea di un sindacato vero ed unitario – oggi più che mai abbiamo bisogno di un Presidente con la “P” maiuscola che sappia insegnarci a fare squadra, che sappia superare le mille divisioni e rappresentarci con un’unica parola: unità.
Un presidente che ci faccia guardare al futuro senza tralasciare il presente ma con gli insegnamenti positivi del passato. Un presidente che voglia metterci la faccia non per un proprio tornaconto personale nel domani.

E’ per tutte queste ragioni che ho sottoscritto l’appello, con decine di colleghi, per Beppe Giulietti. Perché Beppe, più di altri, ha dimostrato in questo periodo di non volere quel ruolo, di non cercare appoggi esterni e di poter guardare oltre ognuno di noi come singolo per una visione di insieme e di unità. Perché di unità abbiamo bisogno!

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