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Strage Parigi, intervista a Vincenzo Musacchio: “Dibattito italiano, deprimente”

 

Scritto da Lucia De Santis

ROMA – “L’orribile strage di Parigi dovrebbe farci ragionare invece in questo clima infuocato leggo titolo di giornali e commenti in Italia che poco o nulla hanno a che fare con la ragione.

Il livello del dibattito è deprimente e disgustoso pertanto non mi unisco al coro dei distruttori e dei guerrafondai. Esprimo solo un pensiero: usiamo il buon senso e non spariamo inultili castronerie magari solo per scopi elettorali! Lo dice il giurista Vincenzo Musacchio direttore della Scuola di Legalità “don Peppe Diana” di Roma e del Molise”.

Professore, la sua prima riflessione ?

E’ una domanda che faccio a me stesso. Cosa abbiamo fatto noi europei per evitare questa escalaction di violenza e di morti? Abbiamo solo prodotto una serie di conflitti (Afghanistan, Irak, Siria, Iran, Palestina) che invece di risolvere le questioni che affliggevano quei territori le hanno aggravate notevolmente.

Risultato?

Una “guerra” in Europa tra immigrati ed europei. Si è stimato, io credo per difetto, che la metà della popolazione europea nel 2045 sarà composta da extracomunitari. Dobbiamo domandarci saremo in guerra con il mondo islamico o in una guerra civile? Ecco perchè dico che occorre ragionare. Che facciamo? Uccidiamo la metà della popolazione europea? O distruggiamo tutti i paesi di matrice islamica?

A che cosa allude?

In questo momento noto una gravissima deficienza di tipo politico non in grado di affrontare la rilevanza del problema. Occorre ragionare al fine di iniziare un processo lungo, difficile, faticoso che ci porti non ad uno scontro tra civiltà ma ad una mediazione tra culture. E’ l’unica alternativa ad una guerra senza senso. I terroristi vogliono il terrore, vogliono il nemico, vogliono la guerra, tutti elementi che li rafforzano incredibilmente.

Lei è sicuro che la mediazione sia un’arma vincente?

Sicurissimo. Affontare il problema solo con le guerre e le repressioni non è e non sarà mai la soluzione.

In che senso?

Le azioni come quella di Parigi sono programmate con una logica strategica di tipo militare che punta, ribadisco, allo scontro di civiltà e alla strategia del terrore che a mio giudizio dobbiamo evitare. Fino a quando la nostra democrazia non dimostrerà di essere una vera democrazia e continuerà con la corruzione, con le disuguaglianze, con la politica inetta, questo tipo di terrorismo troverà sempre terreno favorevole.

Salvini dice che siamo in guerra e Belpietro scrive sul suo giornale:”Bastardi islamici” che ne pensa?

Si commentano da sé, sotto il profilo culturale. Per quanto mi riguarda è un errore enorme additare nell’Islam il nemico. E’ esattamente quello che vogliono i terroristi, è il modo per crescere macroscopicamente i fondamentalisti.

E cosa si fa quindi? 

Per prima cosa non si invoca il conflitto di civiltà. Comprendo la tragedia francese e non la giustifico in alcun modo ma se agiamo con impulsi di cieca vendetta si fa molto fatica a ragionare e si scende al loro livello, il che è pericolosissimo ed altamente sconveniente. Riporto le parole a caldo di Papa Francesco: “Il dialogo islamico-cristiano esige pazienza e umiltà che accompagnino uno studio approfondito, poiché l’approssimazione e l’improvvisazione possono essere controproducenti e negativi”. So che è difficile convenire con questa impostazione ma sono convinto che sia l’unica alternativa a una guerra senza senso che ci riporterebbe indietro di quasi un secolo.

Da dazebao

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