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Senza testimoni, il mondo è sicuramente più povero

 

Fine dell’impunità. Perché di impunita si tratta. Quest’anno sono già stati uccisi 118 giornalisti, ma soltanto nel dieci per cento dei casi è stata aperta un’inchiesta, quasi mai finita nelle aule di un tribunale. Di fatto chiunque può chiudere (per sempre) la bocca alla stampa libera in molti, troppi Paesi al mondo. Finalmente l’Unesco ha promosso per il 2 novembre la giornata internazionale della fine dell’impunità per i crimini ai danni di giornalisti, sollecitata da dieci anni dalla Federazione sindacale mondiale, la IFJ (che tiene insieme 179 organizzazioni in 139 Paesi per un totale di 600 mila iscritti):  #endimpunity, che non significa solo la morte dei cronisti più coraggiosi, ma tutta quella serie di minacce e intimidazioni che soffocano la libertà d’informazione. Basti pensare alle quattrocento aggressioni in Ucraina o alla pesante censura in Turchia. Per non parlare dei trecento reporter in galera o dei quattordici giornalisti italiani costretti a vivere sotto scorta.

Il quadro generale delle vittime è chiarissimo nella distribuzione planetaria dell’angosciante fenomeno. Non c’è un continente che si salva dal massacro. Ci sono i morti di guerre “antiche” come in Iraq (undici nel 2015, a distanza di dodici anni dall’inizio del conflitto) o Somalia, oppure “nuove” come in Libia (nove) e Siria, ma anche in territori infestati da mafia e criminalità comune come Messico (otto), Brasile, Filippine o da terrorismo, come Yemen e Pakistan.

Un’autentica strage che mette in serio pericolo non solo la vita degli operatori dell’informazione, gli unici veri testimoni della società, ma soprattutto la democrazia del mondo. A Bruxelles è partita una manifestazione di sostegno alla giornata contro l’impunità, un’occasione di solidarietà ma anche di forte protesta. Un’iniziativa che in qualche modo si allinea a tutte le iniziative anti bavaglio. L’impunità mette in pericolo i giornalisti ma soprattutto minaccia seriamente la democrazia e mina le speranze di pace e di sviluppo. Esistono dichiarazioni e accordi internazionali per la protezione dei giornalisti nell’esercizio della professione, e dunque gli Stati hanno il dovere di attuare e di far rispettare i principi basilari di diritto internazionale. Senza testimoni, il mondo è sicuramente più povero.

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