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Parigi. Blitz delle forze speciali a Saint-Denis dalle 4.30 di mercoledì

 

 Una donna morta tra i terroristi. Il comunicato della Procura. Chi è Abaaoud?

Un’operazione diretta dalla sottodirezione antiterrorista della Polizia giudiziaria e dal RAID (le forze speciali) è ancora in corso nel quartiere di Saint Denis a Parigi dalle 4.30 della notte di mercoledì, cinque giorni dopo gli attentati che hanno provocato 129 morti e 350 feriti. Secondo le prime informazioni che giungono dai media francesi, tre persone sarebbero state uccise, tre terroristi, nel corso dell’assalto, e tre sono stati arrestati. Una donna kamikaze si è fatta esplodere. Alcuni agenti di polizia sono stati feriti. I poliziotti sarebbero stati sorpresi dal numero di persone presenti nell’appartamento di Saint Denis oggetto del raid delle forze speciali. La Prefettura parigina ha consigliato agli abitanti di restare in casa, mentre scuole e università sono state chiuse.

Secondo le stesse fonti, nell’appartamento sembra che ci fosse Abdelahamid Abaaoud, il jihadista belga che ha raggiunto i ranghi dello Stato islamico all’inizio del 2013, e che ha partecipato attivamente agli attacchi condotti venerdì 13 novembre. Gli inquirenti suppongono che Abaaoud abbia partecipato alla elaborazione, in un modo o nell’altro, degli attacchi di venerdì e che sia molto vicino a Salah Abdeslam, il presunto capo della cellula jihadista, in fuga da giorni, e ricercato da tutte le polizie del mondo. I due uomini erano nella stessa cella in un carcere belga nel 2010.

Sembra che gli inquirenti sono stati messi sulla pista di Saint-Denis grazie ad un telefono ritrovato in un cestino dei rifiuti nelle vicinanze del Bataclan. Nel telefono cellulare pare sia stato ritrovato un Sms inviato proprio nella serata di venerdì alle 21.42, sul quale si leggeva: “On est parti on recommence”. Grazie al telefono, gli inquirenti hanno potuto geolocalizzare la cellula jihadista a Saint Denis.

Ecco il comunicato ufficiale del procuratore della Repubblica di Parigi, diffuso mercoledì alle ore 9: “L’assalto a Saint-Denis, che ha avuto inizio alle ore 4.20 è tuttora in corso. Una donna rintracciata nell’appartamento ha attivato il giubbetto esplosivo all’inizio del blitz ed è morta. Tre uomini, anch’essi all’interno dell’appartamento, sono stati prelevati e messi agli arresti dalle forze speciali. La loro identità non è ancora nota. Un uomo e una donna sono stati fermati dalla polizia nelle vicinanze dell’appartamento. Tutti i parenti di Ismael Mostefai e di Sami Amimour, due dei terroristi del Bataclan, sono stati prelevati e messi in stato di fermo di polizia”. Come si legge, la Procura, per ora, conferma una sola persona uccisa tra i terroristi, la donna che si è fatta esplodere.

Chi è Abaaoud, capo presunto della cellula jihadista

28 anni, originario di Molenbeek, cittadina belga che ospita una grossa fetta dello jihadismo europeo, è una figura di primo piano nell’offensiva mediatica dello Stato islamico, in virtù della sua notevole presenza sui social network fin dal 2013. I servizi di sicurezza francesi sono certi che egli è uno degli architetti principali nella progettazione degli attacchi a Parigi, e non solo a Parigi. Attivo già nell’attentato contro una chiesa di Villejuif il 19 aprile 2015, contro una sala concerti l’11 agosto e nell’attacco sul treno TGV Thalys da Amsterdam a Parigi il 21 agosto. Sembra che abbia avuto un ruolo decisivo anche nell’attentato al Museo ebraico di Bruxelles del 24 maggio 2014. Insomma, si tratta di un individuo, un terrorista, sommamente pericoloso, alla cui caccia, scrivono ora i media francesi, si era addirittura scatenata la forza aerea francese in Siria.

Abdel Abaaoud, alias Abou Omar Al-Soussi, fece parlare di sé per la prima volta alcuni giorni dopo l’assalto alla redazione del Charlie Hebdo, il 7 gennaio 2015. È considerato come il cervello di un network jihadista che la polizia smantellò proprio il 15 gennaio 2015 a Verviers, in Belgio. Sembra che Abaaoud avesse progettato un secondo assalto per il 16 gennaio 2015, per colpire dozzine di “stranieri”, secondo le informative dei servizi belgi. La vicenda di Abaaoud segna un grosso punto di frizione tra i servizi di intelligence belgi e le autorità francesi. I belgi vengono accusati dai francesi di aver aperto molte falle nell’analisi e nel controllo degli spostamenti del presunto capo jihadista. Nel febbraio del 2015, in una rivista dello Stato islamico, Dabiq, Abaaoud si vantava dei tanti andirivieni tra la Siria e il Belgio. Com’è stato possibile, chiedono i francesi alle spie belghe, senza mai essere intercettato? Insomma, se Abaaoud fosse stato preso vivo dalla Polizia francese nel blitz della notte di mercoledì, e fosse “convinto” a parlare, si aprirebbero verità importanti sulle dinamiche delle cellule jihadiste in Europa.

Da jobsnews

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