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Francia e Russia unite. Come nel 1914

 

Gli stadi svuotati dalla paura, Corriere della Sera. Annullata Germania Olanda, partita alla quale avrebbe dovuto assistere la Cancelliera Merkel, e anche l’incontro Belgio Spagna. “Germania, l’incubo dell’Isis”, titola Repubblica. “Terrorismo, paura in Germania”, la Stampa. Teatri, terrazze dei bar, stadi di calcio: niente e nessuno può sentirsi al riparo. In difficoltà nelle sue roccaforti della Siria e dell’Iraq, la setta denominata “Gruppo stato islamico” usa la sua ideologia totalitaria per scagliare contro il nostro modo di vita reclute fanatizzate che non possono più tornare indietro. Gente come i fratelli Abedeslam che hanno detto alla madre in Belgio “andiamo a sciare” e si sono invece bardati con cinture esplosive da far esplodere allo Stade De France, fra 80mila spettatori, alla presenza di Hollande. Uno di loro ha trovato la morte nella carneficina del Bataclan, l’altro si è tolto la cintura. “Consegnati” gli chiede ora il fratello, impiegato comunale a Bruxelles.

Le virage sécuritaire de Hollande. Svolta, senza dubbio, quella del presidente francese. Vuol cambiare la costituzione gollista, prevedendo “un regime civil d’état de crise”. “Coprifuoco, interdizione di soggiorno,  perquisizioni domiciliari senza autorizzazione giudiziaria e coinvolgimento della giustizia militare; ma è un provvedimento eccezionale -scrive Sergio Romano per il Corriere- destinato a durare probabilmente con più di tre mesi”. Non prevede -aggiungo io- quelle norme “vendicative” con cui George W. Bush aprì la strada alla pratica vergognosa della tortura che ha poi fatto le sue prove a Guantanamo e Abu Ghaib. Tuttavia -sottolinea Romano- l’stat de crisi porta con sé  il rischio che l’apparato repressivo “punti il dito contro le comunità musulmane e i loro quartieri, facendo di ogni magrebino, in molte circostanze e in alcune ore della giornata, l’individuo sospetto che sarà legale fermare, interrogare, perquisire, trattenere”.

Le pacte de sécurité l’emporte sur le pacte de stabilité. Hollande ha fatto molto di più. Ha chiesto all’Europa, sulla base di trattati comunemente sottoscritti, di sostenere la Francia, paese sotto attacco, nella guerra in Iraq e in Siria contro il “gruppo stato islamico”. Ha cambiato le priorità della Francia: nell’emergenza il nemico non è più Assad. E ha chiesto alla Germania che si sospenda il fiscal compact. L’uomo accusato di far da maggiordomo alla Merkel, tenta di ribaltare i ruoli. Ma la Francia è divisa, non si sono viste (e temo questa volta non si vedranno) le manifestazioni di popolo che seguirono Charlie Hebdo, mentre le destre, lepeniste e sarkosiste, diffidano del Presidente.

Hollande e Putin chiedono un’offensiva mondiale contro l’Isis, El Pais. Ieri Putin ha ammesso che l’aereo dei turisti russi (224 vittime) è stato abbattuto in Sinai dall’Isis, rivendicando così anche per la Russia il medesimo statuto di nazione sotto attacco e dunque in guerra, della Francia. Ha subito chiuso un patto con Hollande per unire le forze, Tupolev e Rafale, pioggia di missili e bombe su Raqqa. Così il capo del Kremlino esce dall’angolo in cui lo aveva messo la crisi ucraina, sfida l’Europa, spinge gli Stati Uniti a fare (ed era ora!) qualcosa contro gli alleati renitenti (se non addirittura quinte colonne dell’Isis) come Arabia Saudita, Qatar, Turchia. “Servitù militari” scrive il manifesto, sotto una foto di Hollande e Putin uniti. “Isis, il G20: guerra al riciclaggio”, dice il Fatto, che aggiunge “Ma l’Italia lo depenalizza un poco”.

L’Europa dice sì a Hollande. Vi aiuteremo contro l’Isis. Federica Mogherini fa quel che può per dimostrare che l’Europa esiste, che è solidale con la Francia anche se non si considera, come la Francia, in guerra. Matteo Renzi dopo il discorso bellicoso, più per il tono che per le parole, pronunciato sabato, ora sceglie la prudenza: “più intelligence, le sole armi non bastano”. Cari lettori, il catalogo è questo.

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