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“Frontiere” del giornalismo, il grido di Iacopino (Odg): Io non mi rassegno!

 

Il presidente dell’Ordine dei giornalisti ha aperto il XII° seminario di formazione per giornalisti Redattore Sociale. Una lunga sequenza di accuse alla professione, con invito finale ai giovani di non rassegnarsi alla “barbaradursizzazione” dell’informazione

CAPODARCO DI FERMO – “Io non mi rassegno”. All’insegna di questo grido accorato Enzo Iacopino, presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti, ha aperto a Capodarco di Fermo il XII° Seminario per giornalisti dal titolo “Frontiere”. Frontiere geografiche, innanzitutto, ma anche frontiere che riguardano la sostenibilità del nostro benessere, frontiere di quella convivenza tra diverse fedi che appare in crescente pericolo. Frontiere, infine, tra comportamenti consolidati e dalle precise conseguenze economiche e nuovi modi di vivere da assorbire al più presto. E raccontare queste frontiere è il ruolo del giornalista, sempre più alle prese con carenze di sistema e deontologiche che rischiano di minare irrimediabilmente la professione. Di questo ha parlato Enzo Iacopino, che in un “rosario” di esempi ricorda le carenze della professione. Denunciando: “Siamo bravi quando parliamo di diritti, diventiamo balbuzienti quando parliamo dei doveri che ci competono”.
“Io non mi rassegno”, dunque, è l’accusa al suo mondo.

Non so rassegnarmi di fronte a questo modo di fare giornalismo – ha affermato -. Continuerò a dire il buono che c’è, ma siamo in emergenza di dignità. Non riesco a considerare informazioni titoli “Bastardi islamici”. Quando usiamo le parole, invece di dire se è sostantivo o aggettivo, proverei a ragionare sull’impatto che determinano”.
“Non riesco a rassegnarmi al fatto che c’è stata una corsa a dire che l’Isis si finanzia con 1,5 milioni al giorno con il petrolio – continua -. Perché nessuno di noi ha posto un quesito: se 1 solo euro dei riscatti che l’Italia paga è finito nel calderone che ha procurato Parigi, come ci comporteremmo? Non riesco a rassegnarmi a considerare informazione le interviste e pagamento ai familiari di Loris, gli show in diretta con chi concorda passaggi e interviste, il fatto che si istigano persone a dire cose in nome dello show. E ci sono giornalisti che si prestano a queste porcherie”.

L’elenco è lungo. “Non riesco a considerare informazione 24 foto con le parti del corpo di Sara Scazzi: sono stati giornalisti e direttori di giornali i responsabili – continua Iacopino -. Non riesco ad accettare le complicità dei giornalisti a corrente alternata con questa o quella parte politica. Per esempio, ho partecipato a adunate oceaniche contro il divieto di intercettazioni nel caso del decreto Alfano del governo Berlusconi. Ora si fa una delega al Governo in tema di intercettazioni e non vedo una reazione da parte della categoria, perché probabilmente abbiamo al coda di paglia…”.

L’elenco è lunghissimo. Afferma ancora il presidente dell’Ordine dei giornalisti: “Non mi rassegno ad accettare l’idea del caporalato tra di noi. Lo troverò un magistrato che manderà sotto processo un direttore, un editore, un caporedattore. Non mi rassegno all’idea che sia satira la volgarità. Non riesco a considerare satira l’augurio di morte a un collega”.
Non mi rassegno al fatto che la comunicazione sia contaminata da interessi terzi. Quella che i cittadini subiscono non è un’informazione libera perché gli editori hanno legittimi interessi terzi rispetto al mondo dell’informazione, e li coltivano usando gli stessi mezzi di informazione. L’obiettivo di un registro in cui l’editore è costretto a inserire tutte le partecipazioni societarie è un’idea che il ministro ha ritenuto convincente. Aiutiamolo in questo sforzo”.

Non mi rassegno alla ‘barbaradursizzazione’ dell’informazione. Non si può fare audiance sulla morte, sui sentimenti, con le authority che se ne fregano. Non mi rassegno a questa idea.Non mi rassegno all’idea di un’informazione strabica: quando vedo gli occhi di un bambino disperato non mi chiedo se è palestinese, israeliano… Mi chiedo cosa debbo fare perché questa porcheria finisca. Parlo dello strabismo di colleghi che enfatizzano alcune cose e poi ne ignorano altre. Non mi rassegno che i mostri debbano venire tra di noi per capire che c’è un problema da affrontare e che coinvolge il nostro paese e che un’inchiesta va fatta. Non esportiamo solo cravatte: su parecchie bombe nel mondo c’è scritto ‘made in Italy’”.

Infine, “non mi rassegno a sentire parlare di razze e non di etnia. Non so cosa significhi. Se noi vogliamo creare una discriminazioni, dovremmo ricordarci un nome: Anatoly Korov (giovane muratore ucraino con regolare permesso di soggiorno in Italia, ucciso dai rapinatori di un supermercato nel napoletano mentre interveniva a difesa dei clienti e dei dipendenti del negozio). Per sostenerlo su change,org solo 50 mila firme (per Belpietro in 13 giorni messe 126 mila firme). L’odio ha più spazio dell’amore. E’ un modo sano?”.
Quindi l’invito finale. “Sono venuto qui per dirvi una supplica: non vi rassegnate a questo modo di fare informazione! E riprendiamoci il nostro mestiere!. Vi auguro queste cose, sperando diventiate ‘infettivi’!”

Da redattoresociale

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