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Corte Costituzionale, a quando sedute a oltranza per sanare un vulnus che si trascina da troppo tempo?

 

La Camera dei deputati e il Senato sono convocati in seduta comune martedì 1 dicembre, alle ore 13, per la votazione per l’elezione di tre giudici della Corte Costituzionale. E’ una notizia? Sì, è una notizia, anche se a giudicare da quanto si pubblica non sembra esserlo.

E’ una notizia perché riguarda un delicato e importantissimo “anello” del nostro assetto costituzionale: la Corte Costituzionale, che ha il compito di dichiarare se una legge è costituzionale o meno. Un istituto regolato dal Titolo VI della Costituzione, quello che si riferisce alle “Garanzie Costituzionali”; e segnatamente gli articoli 134, 135, 136, 137. Riguardano la Corte Costituzionale. Articolo 134: “La Corte costituzionale giudica: sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti, aventi forza di legge, dello Stato e delle Regioni; sui conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato e su quelli tra lo Stato e le Regioni, e tra le Regioni; sulle accuse promosse contro il Presidente della Repubblica, a norma della Costituzione”.

Non si tratta di cose di poco conto. Su questo la Costituzione è perentoria. E’ composta da quindici giudici, nominati per un terzo dal Presidente della Repubblica, per un terzo dal Parlamento in seduta comune, e per un terzo dalle supreme magistrature ordinaria ed amministrative”. Non uno di più. Non uno di meno.

E’ al completo, la Corte Costituzionale? No, mancano tre membri. Indovinate chi li deve eleggere? Sì, indovinato: il Parlamento; che non riesce a mettersi d’accordo, non riesce a trovare tre galantuomini a cui affidare un incarico così importante, così delicato.

Fatto formale? Fosse pure, anche le forme vanno rispettate. Ma è fatto sostanziale. La Corte deve fare quello che prima si è ricordato, non sono caramelle. Come dice l’articolo 136, “Quando la Corte dichiara l’illegittimità costituzionale di una norma di legge o di atto avente forza di legge, la norma cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione”. Un lavoro delicato e prezioso, che non può essere fatto alla carlona: se mancano tre giudici, la mole gravosa di lavoro ne risente, ricadendo sulle spalle degli altri dodici; e oltre gli inevitabili rallentamenti, si può anche eccepire sulla validità delle decisioni. Per dire: se una norma viene dichiarata costituzionale o non costituzionale sulla base di un voto 5 a 7, mancando tre voti, forse l’esito può essere altro, e anche opposto? Non sono bazzecole.

Proprio perché non lo sono, stupisce il silenzio, l’apparente indifferenza di tanti giuristi e commentatori: cosa attendono per denunciare pubblicamente l’illegalità di questa situazione, aprire un dibattito e un confronto, sferzare un Parlamento che dimostra in modo così solare la sua incapacità di uscire da queste paralizzanti secche? Perché su questi temi non c’è uno straccio di informazione degna di questo nome, perché il popolo non deve sapere, deve ignorare che perfino i ripetuti moniti a far presto del presidente della Repubblica Sergio Mattarella vengono ostentatamente ignorati?

Siamo sommersi da quotidiane overdose di Matteo-Renzi-Angelino-Alfani-Matteo-Salvini-Beppe-Grillo; e poi, ancora: Renzi-Alfano-Salvini-Grillo; e per andare sul sicuro, Renzi-Alfano-Salvini-Grillo. Parlano e straparlano su tutto. Non una parola su come funziona (o meglio: non funzionano) le istituzioni, il Parlamento. Perché non un dibattito, non un confronto, una volta sola, in uno dei cento format delle televisioni pubbliche e private?

Si dirà: in un momento come questo c’è ben altro di cui occuparsi…No. Se si accetta che la nostra legge suprema sia bellamente violata, come si può essere credibili su tutto il resto? Se vogliamo che il Diritto, la Legge, i nostri valori di rispetto siano riconosciuti e onorati dagli altri (persone, popoli, nazioni), noi per primi che diciamo di riconoscerci in quel diritto, in quella Legge, in quei valori, dobbiamo rispettarli.

Ecco: ho cercato di spiegare perché, tra il generale silenzio e l’indifferenza dei molti, una cinquantina di radicali da una decina di giorni ha iniziato uno sciopero della fame. Si rivolgono, con rispetto e con spirito di dialogo, al presidente della Repubblica Mattarella e al presidente del Consiglio Matteo Renzi. Intendono rilanciare il richiamo del Presidente della Repubblica Mattarella del 2 ottobre scorso al Parlamento “affinché si provveda, con la massima urgenza, a questo doveroso e fondamentale adempimento, a tutela del buon funzionamento e del prestigio della Corte Costituzionale e a salvaguardia della propria responsabilità istituzionale”.

A chi mostra scetticismo, scuote la testa, ricordo che nel 2002, dopo una settimana di sciopero della sete di Pannella al quale si affiancò per cinque  giorni il deputato Roberto Giachetti, fu centrato l’obiettivo che il Parlamento eleggesse i Giudici della Corte Costituzionale, così da raggiungere il plenum mancante da 17 mesi. Oggi ci si trova nella stessa situazione nonostante sia noto che la mancanza del plenum compromette la stessa capacità decisionale della Corte costituzionale con il rischio di paralizzarla. Fino a quando?

Rispettosamente: non c’è anche una responsabilità dei presidenti del Senato e della Camera Pietro Grasso e Laura Boldrini: non è giunto il tempo di convocare il “conclave” parlamentare ad oltranza, disdire ogni altro ordine del giorno, e procedere, seduta dopo seduta, a questo adempimento? E i parlamentari non credono di dover mostrare un’oncia di dignità, e corrispondere ai loro compiti e doveri?

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