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Pompei: la bellezza in gabbia ed i suoi lavori in corso

 

Pompei, in un giorno di ottobre di solito sole del sud, appare immediatamente interdetta al pubblico per molta parte del percorso iniziale, snodandosi poi in una serie di recinti, cancelli, sbarramenti, rinforzi, grate e sbarre che dividono la bellezza dagli sguardi dei turisti, la cultura dal flash dei mille fotografi, l’arte dall’amore profondo di chi la visita con rispetto. Rispetto, perché Pompei è un pezzo di storia e i crolli degli ultimi 5 anni sono una ferita che ancora non si può chiudere e sulla quale alcune immagini gettano ancora sale, a ricordare quanta bellezza e quanta storia va perdendosi nell’incuria, nel non amore verso uno dei luoghi che nel mondo parla di una pagina di storia italiana, di cui, evidentemente, molti italiani non si curano. Porzioni di muro crollati in DSC_0074una domus nella regio V, e poi in altri pezzi di vita di quel tempo cadono giù per il non capire che tutto ciò andrebbe accarezzato, cullato, per raccontarlo al mondo cos’era Pompei, cosa ha visto Pompei e come è riuscita dopo millenni a testimoniare che civiltà ha visto un luogo che oggi vive, o dovrebbe vivere, del suo ricordo, preservandolo come un fiore sotto una campana di cristallo.
Così , mentre Pompei si sgretolava negli ultimi anni, uno degli ultimi crolli risale al marzo 2014, nascevano cantieri senza fine, lavori in corso di cui non si conoscerà luce chissà per quanti anni.
Sono anni che la situazione della città di epoca romana, sommersa dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.c,luogo che dal 1997 è patrimonio dell’umanità dell’Unesco, è una spina nel cuore dei ministri dei beni culturali che si sono avvicendati nel nostro Paese.
Chi deve controllare, che fa? Chi deve far si che questi lavori in corso vengano ultimati e anche bene, cercando di agevolare comunque il flusso turistico che apporta solo benefici ad una regione come la Campania, in cui accanto a temi caldi, come quello della Terra dei fuochi, cammina a fatica la macchina del turismo culturale che grande potrebbe rendere ancora questa terra sfortunata, abusata, sfruttata e calpestata dalla montagna di “merda” che è la camorra, come la mafia e come tutte le storie di violenza, soprusi che nulla hanno a che fare con onore e rispetto.

12119202_10205592842596562_146453468_oPerché ho pagato un biglietto intero per entrare a visitare gli scavi di Pompei, e guardare transenne malmesse, fili sparsi, materiale accatastato e tanta roba che si può benissimo evitare stia così, nell’apparente abbandono in cui tutta Pompei vive?
Avrei voluto pagare anche di più delle 13 euro del biglietto di ingresso, come accade in molti luoghi d’ arte, cultura storia, nel mondo…ma vedere un luogo curato, amato e soprattutto rispettato.
Pompei, nell’orto dei fuggiaschi, conserva lo sguardo che chiede aiuto d’un uomo che quel giorno cercava via di scampo, uno dei calchi conservati sotto gli ulivi, che a guardarlo tremano le mani di chi cerca di catturarne l’anima, come ha fatto chi ha percorso i viali di Pompei con me, regalando scatti d’un mondo perduto eppure ancora così malinconicamente bello.
Che abbiano una fine questi lavori in corso e che qualcuno prenda coscienza che abbandonare la bellezza del nostro paese nelle mani di chi non se ne cura vuol dire prendere una strada davvero senza uscita.

(Foto Vincenzo Aiello)

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