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Le mafie e l’affare agroalimentare

 

In Italia  la vita di un lavoratore agricolo vale soltanto otto centesimi che corrisponde al valore di un chilo di pomodori e-secondo Roberto Moncalvo, presidente della Confederazione Coltivatori Diretti – riguarda un esercito di quattrocentomila lavoratori stranieri, le braccia dei quali ingrassano caporali  stranieri e italiani che, per conto di aziende senza scrupoli, vanno alla ricerca di forza lavoro a basso costo e zero diritti.
Per il magistrato Gian Carlo Caselli, che rappresenta proprio l’Osservatorio sulla criminalità  nel settore agro-alimentare, il problema di fondo è che nel nostro Paese il caporalato e i suoi frutti marci vengono trattati sempre come se fosse un fenomeno nuovo mentre, al contrario, rappresentano qualcosa di endemico  che ha radici profonde nella nostra terra. “Ma – gli chiede la giornalista che lo intervista Elisabetta Reguitti – ogni stagione è buona: l’estate con i pomodori, l’inverno con le arance. Di sei mesi in sei mesi si scopre che esiste il caporalato e che i costi si abbattono sulla pelle di quanti lavorano nei campi?” e l’ex magistrato risponde: “Direi vale per 365 giorni di ogni anno in cui il modello agroalimentare basato sull’illegalità riesce a nutrire e a sfamare un’economia sporca che fa comodo a tanti ma che distrugge il sistema sano di raccolta e produzione dei beni.

Il settore alimentare tira sempre e le mafie hanno un gran fiuto per le situazioni che si prestano a una loro presenza massiccia e sempre ben organizzata: dalla raccolta alla lavorazione, dalla spedizione al trasporto, dalla gestione delle pompe di benzina fino a quella della distribuzione. La mafia riesce anche a contaminare  anche gli ambiti delle cassette di plastica e degli imballaggi.

Nessun settore rimane escluso e più la filiera è lunga,maggiore è il pericolo che perda trasparenza. La filiera lunga è spesso malata, sporca ed è quella che registra, al suo interno, il fenomeno del caporalato. Il lavoro, grigio o nero che sia, rappresenta un orizzonte di sfruttamento umano paragonabile alla schiavitù….L’Italia è uno dei paesi che più beneficia del l’impegno pubblico e privato di strutture di inchiesta e di controllo le cui azioni sul territorio producono anche risultati di grande peso ma questo non basta. Non possiamo lasciarle sole. Mi riferisco,  ad esempio, al lavoro recente svolto da tre realtà come “Da Sud”,” Terra Onlus” e “Terre libere.org” e alla loro campagna “Filiera sporca” dove viene ricostruito il percor so dei frutti dai campi agli scaffali dei supermercati. Loro è anche il concetto di “etichetta narrante” da inserire in ogni prodotto per indicare in modo certo e inequivocabile il prodotto acquistato e che finirà nelle nostre case.

Un altro paradosso è che, secondo studi recenti, l’Italia a livello europeo ha il primato dei controlli rispetto agli altri Paesi dell’Unione Europea. ” La giornalista gli ricorda che, oltre che presidente dell’Osservatorio  sulla criminalità nel settore agroalimentare per la Coltivatori Diretti, il magistrato  è anche presidente della Commissione- in seno al Ministero della Giustizia- per la riforma dei reati agroalimentari. E Caselli risponde:” Come osservatorio vorremmo anche partecipare al tavolo di confronto sul caporalato avviato dal Ministero dell’Agricoltura attraverso il quale si stanno valutando le misure più idonee per intervenire nel settore. Si parla tra l’altro anche di un cambiamento delle assunzioni di manodopera, magari fatte con liste di prenotazione pubbliche all’inizio di ogni raccolta. E allo studio anche la possibilità di confische come è previsto per gli altri reati mafiosi. Insomma, tutto questo dovrebbe servire a rafforzare la cultura della legalità nel settore agro-alimentare. ” Fin qui il magistrato piemontese che è stato, nella sua carriera, per più di quarant’anni, a combattere contro il terrorismo e le associazioni mafiose sorte in Italia e in Europa. Un’esperienza importante ma ne terranno abbastanza conto parlamento e governo attuale? Questo è tutto da verificare nei prossimi mesi.

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