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Una ministra è una ministra

 

Anche il manuale Giornalista Italiano ha fatto propria l’indicazione della Crusca riconoscendo come anche i ruoli e le cariche debbano seguire il genere di chi li ricopre.

Anche Il Giornalista Italiano, celebre manuale su cui si è formata una generazione di colleghi per affrontare l’esame di stato, ha fatto propria l’indicazione dell’Accademia della crusca riconoscendo come anche i ruoli e le cariche debbano seguire il genere di chi li ricopre. E dunque ministra, sindaca, assessora.

Poche settimane fa colleghe e colleghi ci avevano segnalato che sul manuale veniva data indicazione di non usare il femminile per ruoli istituzionali. Abbiamo fatto presente l’errore alla casa editrice dando così voce a quanti condividono la nostra battaglia linguistica. Ora a pagina 342, della quinta edizione emendata, gli autori del corposo volume di 900 domande e risposte “che non dovrebbe mai mancare nel primo cassetto di ogni giornalista italiano” infatti scrivono:

Il titolare di un dicastero invece non si scrive solo al maschile: infatti, se si tratta di una donna, si dice ministra. Ciò grazie anche all’espandersi di una nuova sensibilità culturale-linguistica che ha spinto verso il genere grammaticale femminile parole che indicano ruoli istituzionali, professioni e mestieri. Così, senza distinzioni, si può scrivere avvocata, magistrata, notaia, sottosegretaria, sindaca, assessora al pari di maestra, infermiera e cuoca. Altresì resta sempre un errore scrivere presidenta. Si usa, in questo caso, il presidente/la presidente. Per il resto è da evitare l’utilizzo dell’articolo femminile seguito dalla forma maschile, ad esempio la sindaco.

La correzione è stata già pubblicata on line a questo indirizzo http://www.cdgweb.it/giornalista-italiano/segnalazioni/.

Da giuliagiornaliste

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