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Inchiesta Sopaf, Camporese (Inpgi) accusato di corruzione. La replica: “ho agito in totale trasparenza e confido di poter chiarire al più presto”

 

Nell’inchiesta sul crac della holding Sopaf fondata dai fratelli Magnoni spunta l’accusa di corruzione per il presidente dell’Inpgi Andrea Camporese. Ciò emerge dall’avviso di conclusione delle indagini preliminari, coordinate dal pm di Milano Gaetano Ruta, a carico di 14 persone. Camporese ha replicato dicendo di aver agito “in totale trasparenza” nei riguardi dell’Inpgi.
Tra gli indagati i finanzieri Aldo, Andrea e Ruggero Magnoni e Camporese, accusato di truffa ai danni dell’Istituto di previdenza dei giornalisti e anche di corruzione. Secondo l’accusa, avrebbe ricevuto 200mila euro “a titolo di remunerazione per il compimento di atti contrari ai doveri d’ufficio”. Sotto la lente d’ingrandimento della Procura e del nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza le operazioni sul Fondo immobili pubblici (Fip) attraverso le quali Camporese avrebbe “consentito” a Sopaf “di realizzare una plusvalenza (…) pari ad euro 7.600.000” attraverso la controllata Adenium Sgr Spa, societa’ di gestione del risparmio. Altri 145.550 euro sarebbero transitati su un conto corrente svizzero nel 2013. Il pm ha contestato a Camporese anche le aggravanti del danno patrimoniale di rilevante gravita’, dell’abuso di prestazione d’opera e dell’aver commesso il fatto ai danni di un ente esercente un pubblico servizio. Il presidente dell’Inpgi e’ accusato, inoltre, di truffa ai danni dell’ente perche’ in concorso con altri indagati avrebbe “realizzato un ingiusto profitto attraverso operazioni di trasferimento di quote di Fip”.

“Ho appreso con profonda amarezza la notizia della chiusura delle indagini nei miei confronti e degli addebiti che mi vengono mossi” commenta il presidente dell’Inpgi Camporese. “Confido di poter chiarire al più presto di aver agito in totale trasparenza nei confronti dell’Istituto da me presieduto ottenendo, anche nella vicenda delle quote F.I.P. enormi profitti in favore di I.N.P.G.I. Sono, a dire il vero, sgomento per la contestazione provvisoria del reato di corruzione di cui ho appreso per la prima volta dalla lettura dell’avviso di conclusione delle indagini. In esso si fa riferimento a un compenso da me ricevuto e regolarmente dichiarato, per l’attività lavorativa svolta quale componente di un comitato. Ancor più sbalorditivo, poi, è il riferimento a un conto svizzero intestato ad altra persona, del quale sono venuto a conoscenza solo in occasione della mia audizione innanzi al Pubblico Ministero. Conto bancario che non ha nulla a che fare con me, così come i danari che sarebbero stati versati su tale conto che, secondo quanto mi fu comunicato dal PM, sarebbero provenuti dalla fantomatica vendita di un mio appartamento. Tale vendita, infatti, non è mai avvenuta, né mai alcuno ha ritenuto di offrirmi ipotetici vantaggi a fronte di inesistenti contatti imprenditoriali o conoscenze che gli avrei procurato”.
“Ho subito, per oltre un anno – prosegue Camporese – una incredibile gogna mediatica, senza poter accedere ad alcun documento dell’inchiesta. Non permetterò a nessuno di infangare la mia storia, né di interferire nell’azione istituzionale a favore degli iscritti in un momento così grave per la categoria. I diritti costituzionali di un cittadino incensurato debbono essere salvaguardati. A pochi mesi dal termine del mio secondo e ultimo mandato, eletto all’unanimità dal Cda, sono orgoglioso del lavoro fatto con i componenti del Consiglio e con la struttura, degli oltre 500 milioni di euro di rendimenti ottenuti in otto anni, senza i quali la situazione dell’Ente sarebbe drammaticamente peggiore, delle iniziative intraprese, della quali la Corte dei Conti nella sua relazione prende atto con rara limpidezza. Non intendo subire processi preventivi, resto aderente alla mia storia, alla mia moralità e alla testimonianza delle migliaia di persone che mi hanno conosciuto e frequentato in questi anni”.

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